Come fronteggiare la crisi economica che il coronavirus ha generato

Pubblicato il 30 Marzo 2020

Questa è la proposta che ho formulato nel direttivo del partito cui sto vicino in questo momento, “10 Volte Meglio“, nel quale sono stato nominato responsabile economico. Ho portato le mie idee, e chi mi segue sa da quanto tempo mi batto per il Reddito di Cittadinanza Universale e per il tasso negativo. Per la verità anche in questo partito mi hanno visto all’inizio come una mosca bianca, dalle idee certamente interessanti ma difficilmente attuabili. Nel frattempo, negli ultimi mesi e ora, a maggior ragione, a seguito della gravissima emergenza dettata dall’irruzione del coronavirus nella nostra vita, la maggior parte delle mie idee sono diventate patrimonio comune, e di questo devo rallegrarmi.

Tuttavia, se non si procede in modo progressivo e applicando tutti gli elementi del progetto Faz (Zone di Autonomia Finanziaria, che di questo stiamo parlando) c’è il rischio di combinare disastri. Comunque, in molti paesi del mondo si parla di distribuzione di denaro “a tutti” per superare l’emergenza, di emissione di bond a tasso zero o a tasso negativo (a proposito, sapete che a novembre scorso i bond a tasso negativo circolanti nel mondo ammontavano alla bellezza di 18 trilioni di dollari (diciottomila miliardi)?).

Eppure, fino a qualche anno fa, il tasso negativo era considerato una bestemmia dettata solo da una mente folle, e la teoria continua ancora a considerare il tasso zero come il limite invalicabile del sistema capitalistico. Fortunatamente, le Banche centrali se ne fregano della teoria e ormai quasi tutte praticano il tasso negativo sui depositi delle banche commerciali, con un tasso in genere dello 0,5% (come la BCE, per esempio) e che è arrivato anche all’1%.

Come dice Bill Gates (https://www.esquire.com/it/lifestyle/tecnologia/a29104819/bill-gates-economisti/): – “che ci facciamo con questi economisti che non sono stati in grado di prevedere il tasso negativo né sono in grado di spiegarlo?” La tecnica del tasso negativo, come ho scritto fino all’esaurimento nei miei libri e articoli, è essenziale per poter istituire un Reddito di Cittadinanza Universale, e serve a dare equilibrio al sistema. E poi, finalmente, considera il capitale monetario come uno strumento e non come un fine, con tutte le conseguenze sul piano spirituale, sociale ed economico che questo comporta.

Ora dobbiamo affrontare l’emergenza e in questo documento cerco di trovare una via alternativa alla proposta della BCE che è del tutto inefficace e, anzi, pure peggio. Forse il coronavirus ci porterà finalmente a riflettere seriamente sull’economia e sulla nostra vita sociale, a ritrovare il senso della solidarietà e della comunione di visioni, a costruire delle comunità in cui l’economia è importante ma non è certamente tutto. Anzi, non è in grado di dirci niente sulle cose essenziali della nostra vita, come disse mirabilmente Bob Kennedy in uno storico discorso in un’università pochi mesi prima di essere ammazzato.

PREMESSA:

L’intervento straordinario della BCE per l’emergenza coronavirus è in realtà una bella presa in giro. I 750 miliardi di euro verranno emessi nell’ambito di una manovra di QE che ormai la BCE esegue da diversi anni e che fu inaugurata da Draghi per cercare di salvare l’euro, a rischio di eccessive tensioni per gli attacchi della speculazione ai titoli di stato delle PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna). Di fatto, finora, la BCE ha immesso questa liquidità nel sistema bancario europeo per oltre 3.000 miliardi, ma l’uso che ne è stato fatto, se ha consentito allo Spread di restare a livelli accettabili, non ha avuto praticamente alcun effetto nell’economia dei paesi europei, insomma, niente di nuovo e di straordinario.

L’altro finanziamento di 109 (poi portato a 120) miliardi di euro al tasso di deposito (il -0,5%) per fornire immediatamente le banche di liquidità da convertire a giugno 2020 in TLTRO (Targeted longer-term refinancing operation, ovvero operazioni di rifinanziamento a lungo termine) a tre anni, è in realtà una finta, visto che un precedente TLTRO in scadenza adesso comporta per le banche la restituzione di circa 94 miliardi. Di fatto questo finanziamento non è altro che il rifinanziamento di un precedente debito delle banche e nemmeno questo sarà utilizzabile nell’economia reale.

L’unico provvedimento assunto dalla BCE è un allentamento dei vincoli di bilancio per le banche che dovrebbe liberare circa 120 miliardi per i finanziamenti a imprese e famiglie. Con un effetto leva di 15 si renderebbero disponibili 1.800 miliardi di finanziamenti possibili. Tuttavia, questo meccanismo è evidentemente troppo lento per poter essere efficace in una situazione in cui sono necessari interventi immediati e, oltretutto, comporterebbe un ulteriore aggravio di interessi e di costi per imprese e famiglie già provate duramente dai mesi di blocco totale delle attività economiche e che faticheranno molto per tornare a livelli di produzione e di redditività accettabili.

Il ricorso al MES ha subito trovato Tedeschi, Olandesi e Finlandesi pronti a dire che quei capitali sono utilizzabili solo se si rispettano tutte le regole del MES, ovvero l’obbligo di rientrare nei parametri di Maastricht (debito pubblico non superiore al 60% del PIL), accantonando ogni anno almeno il 5% del debito pubblico corrente. Insomma, per l’Italia si tratterebbe di mettere da parte circa 120 miliardi di euro l’anno e trovarsi, poi, peggio della Grecia. Se questo è l’aiuto che può dare la UE meglio farne a meno.

Negli USA e in Germania si stanno adottando provvedimenti di “helicopter money” (ovvero i soldi buttati giù a casaccio da un elicottero sulla testa dei cittadini, senza distinzioni di sorta) sia per le famiglie che per le imprese proprio al fine di evitare che alla ripresa, quando ci sarà, la maggior parte delle imprese non possa riaprire e debba invece portare i libri in tribunale per dichiarare il proprio fallimento. E per le famiglie il punto è garantire a tutti la sopravvivenza in questi mesi di fermo totale e di mancanza di entrate da lavoro autonomo o dipendente.

I NUMERI

La popolazione italiana ammonta a 62,3 milioni di persone, di cui 5,7 milioni sono minori fino a 10 anni, 6,4 milioni ragazzi fino a 20 anni, 16,8 milioni sono pensionati, 27,7 milioni sono gli occupati nelle varie attività, e infine 5,7 milioni sono disoccupati o persone senza reddito. (Le cifre risalgono all’anno scorso e sono quindi meramente indicative). Ipotizziamo di dare a ciascun cittadino una cifra per affrontare l’emergenza: 1.000 euro per ciascun occupato o disoccupato o senza reddito, 500 euro per i pensionati e per i ragazzi da 10 a 20 anni e 300 euro per i bambini da 0 a 10 anni (per questi ultimi beneficiari sarebbero comunque i genitori conviventi o chi esercita la potestà sul minore).

Questa manovra comporterebbe un esborso da parte dell’erario di 46,7 miliardi di euro secondo lo schema sotto riportato:

Pensionati = 16,8 milioni x 500 euro = 8,4 B

Occupati = 27,7 milioni x 1000 euro = 27,7 B

Minori fino a 10 anni = 5.7 milioni x 300 euro = 1,7 B

Ragazzi fino a 20 anni = 6.4 milioni x 500 euro = 3,2 B

Disoccupati e senza reddito = 5,7 milioni x 1000 euro = 5,7 B

TOTALE 46,7 B

Le imprese italiane sono essenzialmente Partite Iva, che assommano a 6,2 milioni. Di queste, 3,2 milioni sono persone fisiche e 3 milioni sono persone giuridiche di diversa natura.

Le PMI sono in totale 760 mila di cui la maggior parte sono micro imprese (da 0 a 5 dipendenti).

Le medie e grandi imprese sono in totale 236 mila.

Anche qui si può immaginare un intervento straordinario a sostegno delle imprese per 3.000 euro al mese per tre mesi per le micro imprese e per 5.000 euro al mese per tre mesi per le mini imprese. Per le PMI si può ipotizzare un intervento straordinario di 8.000 euro al mese per tre mesi. Lo schema degli interventi è il seguente:

Partite Iva = 6,2 milioni

Persone fisiche = 3,2 milioni x 9.000 = 28,8 B

Società = 3,0 milioni x 15.000 = 45,0 B

Totale imprese = 0,996 milioni

PMI = 0,760 milioni x 24.000 = 18,2 B

Il totale di tutti gli interventi sopra elencati fa 138,7 miliardi di euro, non molto distante dai 150 miliardi di euro stanziati dal Tesoro tedesco per il supporto a famiglie e piccole imprese del loro paese.

LE RISORSE

E’ presumibile che il PIL del 2020 faccia segnare alla fine una riduzione tra l’8 e il 10% rispetto all’anno scorso. Questo comporterà una proporzionale riduzione delle entrate fiscali, già asfittiche e insufficienti a frenare la crescita sia in termini assoluti che in percentuale al PIL del debito pubblico, e la necessità, comunque, di interventi straordinari da parte dello Stato per evitare una disastrosa catena di fallimenti che coinvolgerebbe una parte consistente del tessuto economico del paese, con l’ ulteriore conseguenza di un default dello Stato, impossibilitato a onorare le scadenze sul debito pubblico, le quali, a loro volta, comporterebbero un’ esplosiva crescita del debito pubblico che certamente si rifletterebbe sullo spread e, quindi, sui tassi di interesse.

Per questa ragione è necessario immaginare una manovra che tenga anche conto della imprescindibile necessità di tenere almeno sotto controllo il debito pubblico nella fase turbolenta della caduta e della possibile ripresa.

Abbiamo visto che una manovra di emergenza efficace avrebbe bisogno di circa 140 miliardi di euro. Come si fa a trovarli? Facciamo alcune ipotesi.

Ipotesi I) Il governo negozia con la UE un intervento straordinario di emissione di TLTRO a cinque anni al tasso negativo dell’ 1,0% (il doppio del tasso di deposito attualmente applicato), per un totale di 300 miliardi. Il costo per la comunità sarebbe alla fine di 15 miliardi, poiché tale finanziamento sarebbe destinato all’acquisto di titoli per 200 miliardi emessi dal Tesoro al tasso negativo dello 0,6%, e per gli altri 100 miliardi a concedere finanziamenti a cinque anni alle imprese con garanzia della CDP (Cassa Depositi e Prestiti) del 60% dell’erogato, a un tasso oscillante tra lo -0,5% e lo 0,00% a seconda del profilo di rischio.

Lo Stato assume un impegno di 200 miliardi a cinque anni, di cui 140 circa di esborsi diretti e 60 di impegni di garanzia. Lo copre, per circa 30 miliardi per gli interessi che non paga sul finanziamento. Questa emissione, quindi, non comporterebbe alcuna pressione sullo Spread poiché emessa a tasso negativo.

Considerando che il debito pubblico ammonta a circa 2.400 miliardi di euro, l’Italia paga circa 64 miliardi l’anno di interessi sul debito pubblico, che in cinque anni fanno 320 miliardi. A parte i 200 miliardi della manovra straordinaria che sono a tasso negativo, si deve negoziare con la BCE un prestito alle banche italiane a tasso zero, finalizzato all’acquisto di titoli del debito pubblico per circa il 40% del debito corrente (900 miliardi), da erogarsi con le scadenze dei titoli correnti, così da dimezzare i costi degli interessi sul debito.

L’onere per la BCE di tutta la manovra, a prescindere dai costi che ammontano in tutto a qualche centinaio di milioni, è del tasso negativo dell’1% su 300 miliardi a cinque anni, ovvero in tutto 15 miliardi. Mentre per il finanziamento a tasso zero la BCE non avrebbe perdite, poiché sostituirebbe alla moneta emessa senza interessi i titoli equivalenti dello stato italiano.

Le banche italiane possono lucrare sulla differenza di tasso negativo che per i 200 miliardi allo 0,5% che ammonta a circa 2,5 miliardi, e sui 100 miliardi da erogare come prestiti alle attività correnti, circa lo 0,7% ovvero 700 milioni. Inoltre, i 100 miliardi ricevuti dalla BCE, che possono operare una leva finanziaria resa possibile dall’allentamento dei margini di garanzia deciso dalla stessa Banca Centrale di concerto con le banche nazionali, comportano la possibilità di erogare altri 1.400 miliardi di finanziamenti a tassi di mercato, con cui le banche finanzieranno essenzialmente le grandi imprese (come hanno sempre fatto). L’effetto leva consiste nel fatto che le Banche hanno la possibilità di erogare prestiti ai loro correntisti in misura molte volte maggiore al reale ammontare del capitale concretamente posseduto. Riferendoci all’ipotesi suesposta, si afferma che le banche nazionali, partendo da un capitale realmente posseduto di comprensivi 100 miliardi, possano con “effetto leva 15” erogarne in tutto 1.500 miliardi. In effetti le banche “creano” denaro quando lo prestano in funzione delle garanzie che possono accantonare per l’eventuale insolvenza del debitore finanziato. Le banche non prestano mai i soldi versati dai correntisti, ma appunto lo creano, poiché contano sul fatto che il debitore restituirà i soldi ricevuti in prestito. Questo denaro creato viene messo nel passivo del bilancio delle Banche e, mano a mano che il debitore restituisce il debito, questo denaro viene cancellato. Si tratta del denaro scritturale, che ammonta a oltre il 90% del denaro in circolazione. Le Banche centrali e gli accordi (e la normativa) per il funzionamento delle banche stabiliscono a quanto deve ammontare la garanzia che le banche devono accantonare sui prestiti che effettuano (garanzia che dipende dal profilo di rischio e dalle garanzie fornite dal debitore: su un mutuo ipotecario la garanzia da accantonare è minore che su uno scoperto di conto corrente) .

Ipotesi II) Se, come è probabile, non si riesce a negoziare con la BCE il rifinanziamento a tasso negativo di parte del debito pubblico, si può provare a farlo con le imprese e le famiglie.

Famiglie e imprese detengono circa 4.500 miliardi di mezzi liquidi, di cui 120 miliardi di titoli di stato Italiani.

Naturalmente occorre dare degli incentivi e questi possono essere costituiti dall’effetto leva. Si negozia con il sistema bancario che chi mette titoli di stato a tasso negativo a garanzia di un prestito può usufruire di un effetto leva fino a 1.6, garantito per l’eccedenza rispetto al nominale del titolo, dalla CDP – Cassa Depositi e Prestiti (significa che immetto un titolo da 100 in banca e la banca mi eroga 160 il liquidità, garantita dalla CDP). In questo modo, le imprese possono ottenere liquidità aggiuntiva senza dover dare ulteriori garanzie e irrigidire i propri asset. Oltretutto, si può negoziare un tasso relativamente basso sulla leva, in modo che le imprese che utilizzano lo strumento possano rientrare della differenza di tasso. Si possono, poi, immaginare altre forme di agevolazioni per gli acquirenti di questi titoli, per lo più sul piano fiscale, dalle rateizzazioni, all’abbattimento degli interessi, alle compensazioni agevolate.

La prospettiva è di una concreta riduzione della pressione fiscale, se si riescono ad abbattere in modo consistente gli interessi sul debito e si utilizza l’avanzo corrente per la spesa pubblica. Ovviamente, per poter emettere titoli a tasso zero o negativo, è necessario che prima si trovi qualcuno disposto a comprarli, ed è difficile che le banche delle aste nel mercato primario lo facciano. Per cui si dovrà ricorrere al “trucco” tedesco, di mettere in vendita questi titoli e poi ritirare gli invenduti senza alzare il tasso di interesse nell’asta, per depositarli presso Bankitalia, che provvederà a immetterli nel mercato secondario.

E’ quello che fa regolarmente il Tesoro tedesco, ed è per questa ragione che i tassi di interesse sui titoli di stato della Germania sono i più bassi di tutti. D’altra parte, se l’Europa si rifiuta di aiutare seriamente l’Italia in questo frangente, non c’è alcuna ragione per continuare a fare finta di niente su questo trucco da baraccone, denunciato più volte da molto economisti rimasti sempre inascoltati.

L’effetto è che lo spread in questo modo crolla di colpo a una cifra prossima allo zero.

Se poi le famiglie e le imprese italiane dovessero esitare a mettere a disposizione una piccola parte del loro risparmio per salvare la baracca, purtroppo, bisognerebbe ricorrere a una patrimoniale straordinaria del 4,2% dei mezzi liquidi che fa appunto 200 miliardi (ma questo non si può dire, lo si deve fare di nascosto e di domenica sera).

Ipotesi III) Oppure utilizzare questi titoli a tasso negativo per emettere una moneta a tasso negativo da distribuire tramite il circuito di poste, per rivitalizzare l’economia facendo finanziamenti alle imprese a tasso negativo e distribuendo in parte a titolo di RdC (Reddito di Cittadinanza universale).

In altri termini, il Tesoro potrebbe emettere 2/300 miliardi di titoli a tasso negativo (in questo caso un tasso decisamente più alto, diciamo il 5% annuo) a cinque o dieci anni, che verrebbero sottoscritti dalla CDP che si impegnerebbe a restituirli alla scadenza al valore nominale (quindi lo Stato non avrebbe alcuna conseguenza negativa), e che sarebbero usati come moneta dalla stessa CDP tramite un qualche circuito bancario con cui stipulare un accordo e/o con il circuito di Poste Italiane. Lo Stato potrebbe accettare questo “denaro” per il pagamento delle tasse e la CDP, tramite il suo intermediario bancario, per il finanziamento a imprese e famiglie con prestiti a tasso negativo.

Ogni cittadino e impresa dovrebbe ricevere una carta con due conti, uno in euro, e l’altro in titoli che potrebbero essere chiamati “coronabond”. Le imprese sarebbero invogliate dai finanziamenti ricevuti a far circolare questi titoli accettandoli in pagamento (pena il ritiro del finanziamento a tasso negativo) e lo stesso vale per i negozianti e le altre attività autonome. Per i dipendenti, l’accettazione di questi titoli per il pagamento dello stipendio dovrebbe comportare un aumento del salario. Ovviamente l’accettazione da parte del fornitore di merci o servizi o prestazioni, potrebbe non essere integrale, ma dovrebbe essere almeno al 50% del prezzo in euro del bene o servizio. Con la carta, si potrà pagare il bene o servizio in o con entrambe le monete, basta fare una piccola routine ai Pos in circolazione.

L’operazione sarebbe perfettamente lecita, poiché lo Stato non emetterebbe denaro (funzione che ha declinato alla BCE) ma titoli a tasso negativo (assolutamente leciti visto che ne girano circa 18 mila miliardi di dollari nel mondo) che vengono usati come moneta (anche questo è perfettamente lecito e spesso praticato nelle transazioni di un certo rilievo: il fatto che i titoli vengano virtualmente parcellizzati non ne muta la natura di titoli del debito pubblico).

Negli esperimenti finora fatti nel mondo la moneta a tasso negativo ha avuto una velocità di circolazione di sei volte quella della normale moneta, per cui l’immissione di 200 miliardi di eurocorone, sarebbe equivalente all’immissione di oltre 1.000 miliardi di euro. Parte di questo denaro dovrebbe essere utilizzato per erogare un Reddito di Cittadinanza uguale per tutti e indipendente dal reddito di lavoro, per sostenere la domanda di beni che altrimenti non sarebbe sufficiente (già ora totalmente asfittica con molte filiere produttive che soffrono di sovrapproduzione condizionando l’intero sistema economico).