Il cuore del nostro pianeta ha bisogno di aiuto

Pubblicato il 26 Giugno 2019

Ogni anno finiscono negli oceani circa 8 milioni di tonnellate di plastica, tra le 300 e le 400 milioni di tonnellate di metalli pesanti, solventi, fanghi tossici e altri rifiuti provenienti da impianti industriali.

 

Così come le enormi foreste sono considerate il polmone del nostro pianeta, gli oceani rappresentano senza dubbio il suo cuore. Un battito lento cadenzato dalle maree che muove le fila della vita sulla terra dagli inizi, fornendo tutti gli elementi necessari allo sviluppo biologico, grazie ai quali anche noi esseri umani siamo diventati la civiltà moderna di oggi. E noi come lo ringraziamo?

Gli “regaliamo” tutti i nostri scarti: circa 8 milioni di tonnellate di plastica, tra le 300 e le 400 milioni di tonnellate di metalli pesanti, solventi, fanghi tossici e altri rifiuti provenienti da impianti industriali che ogni anno rovinano quei delicati ecosistemi formatisi in milioni di anni.

L’8 giugno le Nazioni Unite celebrano la Giornata Mondiale degli Oceani. Un’occasione per sottolineare quanto urgente sia la necessità di prendere provvedimenti seri e immediati sull’impatto delle azioni umane sugli oceani e a spingere per misure globali nella gestione sostenibile dei mari.

L’acqua piovana, l’acqua potabile, il clima, l’ambiente costiero, gran parte del cibo e metà della quantità di ossigeno che respiriamo sono regolati dagli oceani, che si stanno riscaldando più velocemente del previsto. Il loro livello si sta alzando a causa dello scioglimento dei ghiacciai, l’anidride carbonica sta rendendo l’acqua più acida, con conseguenti danni a tutti gli ecosistemi marini. Molte specie marine sono a rischio estinzione, con conseguenze dirette su oltre 3 miliardi di persone. E le temperature in aumento sono in grado di alterare le correnti e modificano il ciclo aria-mare con ripercussioni sul meteo e sulla frequenza di eventi estremi come alluvioni, mareggiate, uragani e tempeste.

Insomma, abbiamo prove evidenti davanti ai nostri occhi che ci avvisano che questo è solo l’inizio. La terra troverà sempre il modo di equilibrarsi ma di certo chi ne farà le spese alla fine saremo proprio noi esseri umani. La politica si deve muovere, la scelta del cambiamento è ancora possibile, ma deve essere radicale: l’augurio è che gli struzzi comincino a tirar fuori la testa dalla sabbia.