Occupazione

In Italia, la disoccupazione ha raggiunto livelli impressionanti. Siamo di fronte ad un vero e proprio allarme sociale che colpisce i giovani, le donne, gli over 50, vittime della crisi e di competenze da rigenerare.

È doloroso constatare l’amarezza degli studenti che stanno perdendo la speranza nel futuro e ammettono la loro paura di doversi accontentare.

Nel concreto, emergono innumerevoli storie di disperazione, rinuncia, abbandono degli studi e della ricerca di un lavoro, dipendenza dai poteri locali per un “posto di lavoro”, emigrazione, part-time involontario, lavoro intellettuale sottopagato, lavoro discontinuo senza tutele, lavoro nero.

Ma c’è anche un’Italia migliore. Con aziende competitive, standard contrattuali e di sicurezza tra i migliori del mondo, piccole aziende efficienti e creative, manager e professionisti di rilevanza internazionale. Non possiamo più sopportare la divergenza tra queste due versioni del Paese: seguendo l’esempio delle migliori pratiche possiamo fare 10 Volte Meglio. In poco più di cinque anni si possono generare moltissimi posti di lavoro qualificati:

  • Circa 300 mila grazie alle politiche ambientali ed energetiche.
  • Circa 750 mila sviluppando le tecnologie emergenti.
  • Circa 1.500.000 valorizzando le risorse del turismo.
  • Circa 450 mila rivitalizzando i settori tradizionali.

Turismo, Ambiente, Energia e Innovazione tecnologica sono punti su cui puntare per rivitalizzare il lavoro.

Per i settori tradizionali una delle nostre proposte è ad esempio il rilancio dell’edilizia tramite un piano casa che preveda esenzioni fiscali importanti per chi ristruttura un immobile secondo le leggi più ambiziose in tema di risparmio energetico (come quelle vigenti in Alto Adige, tra le più severe al mondo).

Proponiamo inoltre la creazione di una “banca dell’indice di fabbricabilità” per la regolamentazione delle nuove costruzioni: in caso di demolizione di fabbricati obsoleti si rende disponibile la vendita del relativo indice di fabbricabilità per la realizzazione di un nuovo fabbricato. Questo meccanismo deve diventare l’unica modalità per la costruzione di nuovi volumi, seguendo cioè il concetto di “volume zero” e non di “cemento zero”.

Inoltre, per coloro che non sono inquadrati in contratti nazionali, vogliamo l’introduzione, stabilito per legge, di una soglia minima salariale per ogni ora di lavoro effettuato. Ad esempio i giovani che effettuano stage nelle aziende non retribuiti. O per i lavori cosiddetti occasionali.

Lo sviluppo delle competenze

è accertato che, nonostante l’alto tasso di disoccupazione, molte aziende italiane faticano a trovare le competenze necessarie allo sviluppo di settori chiave per la crescita: progettisti e sviluppatori di software, tecnici di fabbrica, analisti e data manager, esperti di sicurezza informatica e di comunicazione digitale e in genere profili specialistici di arti e mestieri.

A tal fine riteniamo indispensabile e necessario la creazione di un sistema nazionale di rilevazione della domanda di lavoro relativo alle competenze da parte delle Aziende, piccole o grandi che siano, per favorire piani accelerati per la formazione dei profili tecnici richiesti e al tempo stesso incentivare percorsi di specializzazione dei giovani sia all’interno delle stesse aziende che attraverso la scuola.

Esiste inoltre la realtà dei NEET, cioè coloro che disoccupati e in giovane età, hanno smesso di cercare lavoro ma anche di seguire percorsi educativi. A oggi sono oltre 2 milioni (fonte ISTAT): vogliamo ridurli dell’80%. Anche per questa categoria di lavoratori intendiamo promuovere lo sviluppo delle competenze, grazie a percorsi formativi su scala nazionale, volti a creare professionalità e riqualificazione nei settori del digitale, del turismo e dell’assistenza.

Oggi verifichiamo che l’allineamento delle competenze tra sistema educativo e azienda è particolarmente difficile per la carenza di contatto tra scuole ed università con le aziende, specialmente di piccole dimensioni. Non riescono ad esprimere con chiarezza i fabbisogni, di pianificarli e di sviluppare le esigenze e le richieste delle competenze specifiche alle istituzioni formative. La carenza di queste competenze è il motivo degli scarsi investimenti esteri in Italia e del lento sviluppo delle nostre aziende più grandi.

Uno sportello telematico dunque per la ricerca sia del lavoro qualificato che della semplice manovalanza, e soprattutto per la ricerca di corsi di formazione specialistici (come già il MEPA per la P.A.) ai fini dell’occupazione. Domanda e offerta per tutte le Aziende, dai camerieri d’albergo alla manovalanza dell’edilizia, dal manager a progettisti, dalla segretaria d’azienda all’ingegnere qualificato, dai project manager ai progettisti e sviluppatori di software, agli esperti di sicurezza informatica, etc. Questo potrebbe essere anche un piccolo passo per l’occupazione qualificata e per lo sviluppo delle nostre aziende.

Contratti solidi, semplici, flessibili

Semplificare e ridurre la normativa del Lavoro ad un Codice basato su pochi e chiari articoli, in grado di orientare la contrattazione collettiva, aziendale e individuale, evitando formulazioni che favoriscono incertezze, contenziosi e ambiguità. Eliminare la distinzione tra lavoro pubblico e privato in termini di contratti applicati e normativa di regolamentazione.

Per troppi decenni il dibattito italiano sul lavoro è stato ridotto al braccio di ferro sull’art. 18, al duello tra tempo determinato e indeterminato. Pochissimo spazio è stato lasciato a politiche aziendali basate sul merito, allo sviluppo di organizzazioni flessibili e delle competenze come leva di crescita economica e professionale. Il settore pubblico è rimasto chiuso in regole e modelli che trascurano merito, impegno, crescita economica e professionale, in virtù di una stabilità del posto di lavoro sempre meno sostenibile.

Partendo da una normativa semplificata e stabile nel tempo occorre favorire la massima semplificazione del costo del lavoro attraverso una drastica riduzione degli adempimenti burocratici legati alla gestione amministrativa dei rapporti di lavoro.

Lo sviluppo di una contrattazione secondo alcune linee guida:

  • Contrattazione nazionale estesa a tutti i settori/tipologie di lavoro ma semplificata e ridotta nel numero di contratti e nei contenuti.
  • Contrattazione aziendale e distrettuale concretizzata in accordi orientati alla produttività, alla flessibilità di orari e retribuzioni, allo sviluppo di competenze, ai servizi locali e al welfare aziendale, alla solidarietà e al sostegno dell’occupazione.
  • Adattamento della contrattazione alle esigenze di società multinazionali, attraverso la portabilità nell’Unione Europea delle contribuzioni al welfare.
  • Distribuzione degli oneri legati alla discontinuità (apprendistato, disoccupazione, part-time per esigenze familiari, chiusura di contratto a termine) corretta e omogenea tra la collettività, l’azienda e il lavoratore.
  • Applicazione della normativa privata del lavoro anche al settore pubblico.

Lavoro dipendente e lavoro autonomo

Superare la distinzione tra lavoro dipendente e lavoro autonomo, per liberare il secondo e le micro-imprese da oneri e adempimenti che ne rallentano l’azione. La micro-impresa è spesso una forma di lavoro su base familiare o amicale, alla quale è sbagliato applicare le regole di un’azienda vera e propria.

Assistiamo già ad una evoluzione del lavoro professionale verso forme organizzative più ampie in cui il grado di dipendenza gerarchica è sempre meno riconoscibile e meno rilevante.

Il simbolo del complesso mondo del lavoro autonomo è il termine famigerato Partita Iva, nato come semplice codice e divenuto simbolo di lavoratori senza volto, senza riconoscimento, senza personalità sociale.
Le Partite Iva italiane sono 8 milioni, di cui 6 milioni attive e ben 4 milioni riferite a persone fisiche. 10 Volte Meglio auspica una riforma in questo ambito, assolutamente necessaria e urgente, basata su criteri di semplificazione e flessibilità, prendendo spunto dalle migliori pratiche internazionali:

  • Contratti di lavoro auto-organizzato, con remunerazione basata su parametri orari o di risultato, senza vincoli di orario o di esclusiva, utilizzabile per servizi o piccole attività produttive gestibili dai componenti di una famiglia, senza necessità di costituire un’impresa.
  • Estensione universale delle tutele per disoccupazione involontaria, malattia, assistenza familiare.
  • Agevolazioni alla creazione di fondi di solidarietà per professionisti e lavoratori sotto-occupati.
  • Agevolazioni alla creazione di cooperative che raggruppino persone collaboranti in modo intermittente e non continuativo, in particolare artisti, scrittori, giornalisti, web developer.
  • Apertura di Partita Iva solo in presenza di struttura aziendale con previsione di fatturato superiore a 80 mila euro.
  • Agevolazioni all’utilizzo di strumenti e piattaforme di erogazione di credito.
  • Struttura di bilancio semplificata.
  • Alle micro imprese in cui il reddito degli imprenditori e dei loro familiari raggiunge almeno il 40% dei ricavi, vanno applicati criteri amministrativi e fiscali fortemente semplificati.
  • Eliminazione degli studi di settore per professionisti e imprese che vogliono predeterminare il reddito imponibile e quindi le imposte per gli autonomi.

 

Cuneo fiscale e contributivo

In Italia la differenza tra costo del lavoro e retribuzioni nette è particolarmente alta: è una causa rilevante del basso tasso di occupazione e rende molto conveniente il lavoro nero. La spesa pubblica elevata, l’evoluzione demografica sfavorevole e l’alto debito statale rendono difficile ridurre imposte e contributi, ma c’è bisogno di una inversione di tendenza. La riduzione delle tasse rappresenta un’esigenza vitale per i contribuenti e il volano dell’occupazione. Una riforma del sistema tributario è per questo necessaria e indispensabile, unitamente ai benefici di una semplificazione.