Programma Politico

Si chiama 10 Volte Meglio e nel suo nome è racchiusa anche quella che è la missione: migliorare di dieci volte l’attuale situazione dell’Italia, puntando tutto sulla competenza e sull’innovazione per rilanciare settori strategici tra tutti il turismo.

Emblematico è il titolo del primo capitolo, Ricerca della felicità, che viene definito come l’elemento centrale dell’azione politica per far sì che diventi “la linea guida della politica e di uno Stato finalmente e realmente amico dei cittadini”.

La Ricerca della Felicità
Noi crediamo che i Cittadini Italiani abbiano il diritto inviolabile di ricercare la propria felicità.

Non si tratta di un’enunciazione di principio ma di un elemento centrale della nostra azione e dei nostri valori: vogliamo, infatti, che il diritto alla ricerca della felicità sia la linea guida della politica e di uno Stato finalmente e realmente amico del popolo.

La nostra adesione al principio della felicità è strettamente legata all’autorealizzazione della persona attraverso il lavoro ed alla qualità della vita. Tutto ciò è sancito dai valori fondanti la Costituzione Italiana laddove, ex art. 3 Cost., impone al Legislatore di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

Ricercare la felicità significa quindi realizzarsi come persona attraverso il lavoro e rivedendo le politiche sociali nei confronti delle donne, dei disabili, dei minori, dei pensionati e dei lavoratori e, comunque, di tutti coloro che sono tenuti ai margini della società. Ricercare la felicità significa evitare l’alienazione del singolo e favorire quegli scambi sociali necessari per ritrovare la fiducia nel vicino e nelle Istituzioni.

I cittadini sono troppo spesso vittime di ingiuste o illecite disparità.

I giovani per i quali nessuno ha mai studiato politiche di inserimento sociale tant’è vero che abbiamo talenti non riconosciuti e professionalità non valorizzate. I poveri per i quali nessuno pone un argine al dilagante aumento costringendo all’indigenza milioni di persone. Le diversità umane di genere, religione o razza, sono concetti ancora confinati nell’alveo del discutibile impedendo di maturare la loro stessa inesistenza. C’è quindi l’immediata necessità di cambiamenti concreti sia diffondendo una maggiore sensibilità che adottando azioni positive.

Il nostro obiettivo è ottenere, non solo nel breve termine ma anche in una prospettiva futura, significativi progressi per l’intera popolazione italiana. Il principio fondamentale in cui crediamo è che la maggiore diversità umana ed intellettuale corrisponda ad una maggiore ricchezza. Vogliamo, quindi, dare la possibilità e l’occasione di migliorare la propria persona e la propria vita a tutti coloro che vorranno contribuire al benessere del nostro Paese, nel rispetto delle regole e dei principi della società. Vogliamo portare nel Paese quella modernità, in tutte le sue espressioni, in linea con l’evoluzione globale come già fatto in altre parti del mondo.

Occupazione
In Italia, la disoccupazione ha raggiunto livelli impressionanti. Siamo di fronte ad un vero e proprio allarme sociale che colpisce i giovani, le donne, gli over 50, vittime della crisi e di competenze da rigenerare. È doloroso constatare l’amarezza degli studenti che stanno perdendo la speranza nel futuro e ammettono la loro paura di doversi accontentare.

Nel concreto, emergono innumerevoli storie di disperazione, rinuncia, abbandono degli studi e della ricerca di un lavoro, dipendenza dai poteri locali per un “posto di lavoro”, emigrazione, part-time involontario, lavoro intellettuale sottopagato, lavoro discontinuo senza tutele, lavoro nero.

Ma c’è anche un’Italia migliore. Con aziende competitive, standard contrattuali e di sicurezza tra i migliori del mondo, piccole aziende efficienti e creative, manager e professionisti di rilevanza internazionale. Non possiamo più sopportare la divergenza tra queste due versioni del Paese: seguendo l’esempio delle migliori pratiche possiamo fare 10 Volte Meglio. In poco più di cinque anni si possono generare moltissimi posti di lavoro qualificati:

  • Circa 300 mila grazie alle politiche ambientali ed energetiche.
  • Circa 750 mila sviluppando le tecnologie emergenti.
  • Circa 1.500.000 valorizzando le risorse del turismo.
  • Circa 450 mila rivitalizzando i settori tradizionali.

Turismo, Ambiente, Energia e Innovazione tecnologica sono punti su cui puntare per rivitalizzare il lavoro.

Per i settori tradizionali una delle nostre proposte è ad esempio il rilancio dell’edilizia tramite un piano casa che preveda esenzioni fiscali importanti per chi ristruttura un immobile secondo le leggi più ambiziose in tema di risparmio energetico (come quelle vigenti in Alto Adige, tra le più severe al mondo).

Proponiamo inoltre la creazione di una “banca dell’indice di fabbricabilità” per la regolamentazione delle nuove costruzioni: in caso di demolizione di fabbricati obsoleti si rende disponibile la vendita del relativo indice di fabbricabilità per la realizzazione di un nuovo fabbricato. Questo meccanismo deve diventare l’unica modalità per la costruzione di nuovi volumi, seguendo cioè il concetto di “volume zero” e non di “cemento zero”.

Inoltre, per coloro che non sono inquadrati in contratti nazionali, vogliamo l’introduzione, stabilito per legge, di una soglia minima salariale per ogni ora di lavoro effettuato. Ad esempio i giovani che effettuano stage nelle aziende non retribuiti. O per i lavori cosiddetti occasionali.

Lo sviluppo delle competenze

è accertato che, nonostante l’alto tasso di disoccupazione, molte aziende italiane faticano a trovare le competenze necessarie allo sviluppo di settori chiave per la crescita: progettisti e sviluppatori di software, tecnici di fabbrica, analisti e data manager, esperti di sicurezza informatica e di comunicazione digitale e in genere profili specialistici di arti e mestieri.

A tal fine riteniamo indispensabile e necessario la creazione di un sistema nazionale di rilevazione della domanda di lavoro relativo alle competenze da parte delle Aziende, piccole o grandi che siano, per favorire piani accelerati per la formazione dei profili tecnici richiesti e al tempo stesso incentivare percorsi di specializzazione dei giovani sia all’interno delle stesse aziende che attraverso la scuola.

Esiste inoltre la realtà dei NEET, cioè coloro che disoccupati e in giovane età, hanno smesso di cercare lavoro ma anche di seguire percorsi educativi. A oggi sono oltre 2 milioni (fonte ISTAT): vogliamo ridurli dell’80%. Anche per questa categoria di lavoratori intendiamo promuovere lo sviluppo delle competenze, grazie a percorsi formativi su scala nazionale, volti a creare professionalità e riqualificazione nei settori del digitale, del turismo e dell’assistenza.

Oggi verifichiamo che l’allineamento delle competenze tra sistema educativo e azienda è particolarmente difficile per la carenza di contatto tra scuole ed università con le aziende, specialmente di piccole dimensioni. Non riescono ad esprimere con chiarezza i fabbisogni, di pianificarli e di sviluppare le esigenze e le richieste delle competenze specifiche alle istituzioni formative. La carenza di queste competenze è il motivo degli scarsi investimenti esteri in Italia e del lento sviluppo delle nostre aziende più grandi.

Uno sportello telematico dunque per la ricerca sia del lavoro qualificato che della semplice manovalanza, e soprattutto per la ricerca di corsi di formazione specialistici (come già il MEPA per la P.A.) ai fini dell’occupazione. Domanda e offerta per tutte le Aziende, dai camerieri d’albergo alla manovalanza dell’edilizia, dal manager a progettisti, dalla segretaria d’azienda all’ingegnere qualificato, dai project manager ai progettisti e sviluppatori di software, agli esperti di sicurezza informatica, etc. Questo potrebbe essere anche un piccolo passo per l’occupazione qualificata e per lo sviluppo delle nostre aziende.

 

Contratti solidi, semplici, flessibili

Semplificare e ridurre la normativa del Lavoro ad un Codice basato su pochi e chiari articoli, in grado di orientare la contrattazione collettiva, aziendale e individuale, evitando formulazioni che favoriscono incertezze, contenziosi e ambiguità. Eliminare la distinzione tra lavoro pubblico e privato in termini di contratti applicati e normativa di regolamentazione.

Per troppi decenni il dibattito italiano sul lavoro è stato ridotto al braccio di ferro sull’art. 18, al duello tra tempo determinato e indeterminato. Pochissimo spazio è stato lasciato a politiche aziendali basate sul merito, allo sviluppo di organizzazioni flessibili e delle competenze come leva di crescita economica e professionale. Il settore pubblico è rimasto chiuso in regole e modelli che trascurano merito, impegno, crescita economica e professionale, in virtù di una stabilità del posto di lavoro sempre meno sostenibile.

Partendo da una normativa semplificata e stabile nel tempo occorre favorire la massima semplificazione del costo del lavoro attraverso una drastica riduzione degli adempimenti burocratici legati alla gestione amministrativa dei rapporti di lavoro.

Lo sviluppo di una contrattazione secondo alcune linee guida:

  • Contrattazione nazionale estesa a tutti i settori/tipologie di lavoro ma semplificata e ridotta nel numero di contratti e nei contenuti.
  • Contrattazione aziendale e distrettuale concretizzata in accordi orientati alla produttività, alla flessibilità di orari e retribuzioni, allo sviluppo di competenze, ai servizi locali e al welfare aziendale, alla solidarietà e al sostegno dell’occupazione.
  • Adattamento della contrattazione alle esigenze di società multinazionali, attraverso la portabilità nell’Unione Europea delle contribuzioni al welfare.
  • Distribuzione degli oneri legati alla discontinuità (apprendistato, disoccupazione, part-time per esigenze familiari, chiusura di contratto a termine) corretta e omogenea tra la collettività, l’azienda e il lavoratore.
  • Applicazione della normativa privata del lavoro anche al settore pubblico.

Lavoro dipendente e lavoro autonomo

Superare la distinzione tra lavoro dipendente e lavoro autonomo, per liberare il secondo e le micro-imprese da oneri e adempimenti che ne rallentano l’azione. La micro-impresa è spesso una forma di lavoro su base familiare o amicale, alla quale è sbagliato applicare le regole di un’azienda vera e propria.

Assistiamo già ad una evoluzione del lavoro professionale verso forme organizzative più ampie in cui il grado di dipendenza gerarchica è sempre meno riconoscibile e meno rilevante.

Il simbolo del complesso mondo del lavoro autonomo è il termine famigerato Partita Iva, nato come semplice codice e divenuto simbolo di lavoratori senza volto, senza riconoscimento, senza personalità sociale.
Le Partite Iva italiane sono 8 milioni, di cui 6 milioni attive e ben 4 milioni riferite a persone fisiche. 10 Volte Meglio auspica una riforma in questo ambito, assolutamente necessaria e urgente, basata su criteri di semplificazione e flessibilità, prendendo spunto dalle migliori pratiche internazionali:

  • Contratti di lavoro auto-organizzato, con remunerazione basata su parametri orari o di risultato, senza vincoli di orario o di esclusiva, utilizzabile per servizi o piccole attività produttive gestibili dai componenti di una famiglia, senza necessità di costituire un’impresa.
  • Estensione universale delle tutele per disoccupazione involontaria, malattia, assistenza familiare.
  • Agevolazioni alla creazione di fondi di solidarietà per professionisti e lavoratori sotto-occupati.
  • Agevolazioni alla creazione di cooperative che raggruppino persone collaboranti in modo intermittente e non continuativo, in particolare artisti, scrittori, giornalisti, web developer.
  • Apertura di Partita Iva solo in presenza di struttura aziendale con previsione di fatturato superiore a 80 mila euro.
  • Agevolazioni all’utilizzo di strumenti e piattaforme di erogazione di credito.
  • Struttura di bilancio semplificata.
  • Alle micro imprese in cui il reddito degli imprenditori e dei loro familiari raggiunge almeno il 40% dei ricavi, vanno applicati criteri amministrativi e fiscali fortemente semplificati.
  • Eliminazione degli studi di settore per professionisti e imprese che vogliono predeterminare il reddito imponibile e quindi le imposte per gli autonomi.

 

Cuneo fiscale e contributivo

In Italia la differenza tra costo del lavoro e retribuzioni nette è particolarmente alta: è una causa rilevante del basso tasso di occupazione e rende molto conveniente il lavoro nero. La spesa pubblica elevata, l’evoluzione demografica sfavorevole e l’alto debito statale rendono difficile ridurre imposte e contributi, ma c’è bisogno di una inversione di tendenza. La riduzione delle tasse rappresenta un’esigenza vitale per i contribuenti e il volano dell’occupazione. Una riforma del sistema tributario è per questo necessaria e indispensabile, unitamente ai benefici di una semplificazione.

Innovazione
TECNOLOGIA, INNOVAZIONE E RICERCA

L’Italia nei prossimi cinque anni può e deve acquisire e mantenere una posizione di influenza e leadership mondiale nelle tecnologie emergenti: intelligenza artificiale, robotica, manifattura intelligente, trasporti, energie rinnovabili, nano e biotecnologie, nuove frontiere della medicina. Il potenziale di trasformazione sociale, economica e culturale che le tecnologie emergenti possono apportare è enorme e, soprattutto, rappresenta anche per altri Paesi la base per una trasformazione virtuosa e sostenibile nel futuro.

Un vantaggio competitivo in questi settori industriali nel prossimo futuro consentirà al Paese di vivere un nuovo rinascimento digitale e tecnologico che porterà i suoi frutti per decenni. Creeremo dunque una nuova leadership industriale e tecnologica, incentivando anche la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. E lo faremo agendo in diversi settori di sviluppo e attuando le misure del nostro programma.

Zone “tax free” ed Ecosistemi tecnologici

Favoriremo lo sviluppo della nuova leadership industriale mediante la creazione di alcune zone “tax free”, con l’obiettivo di facilitare l’insediamento e il rafforzamento nei settori strategici. Queste aree, collocate in varie zone del Paese, richiameranno la presenza di aziende italiane e straniere (mantenendo quella delle imprese esistenti) grazie a una serie di benefici, tra i quali un’aliquota delle imposte dirette al 5% per dieci anni e un’aliquota stabile al 20% per gli anni successivi.

Inoltre, per le nuove assunzioni a tempo indeterminato (lungo un periodo di dieci anni) l’azienda sosterrà un costo per i dipendenti pari allo stipendio lordo, con l’eliminazione di ogni onere fiscale aggiuntivo. Le agevolazioni consentiranno la nascita di nuovi distretti tecnologici. Richiameremo in Italia nuovi investimenti, che permetteranno la nascita o il rafforzamento di distretti tecnologici e di nuove aziende del settore in tutto il Paese, a fronte di una comprovata ricaduta in termini di posti di lavoro generati.

Le aree tecnologiche su cui l’Italia deve puntare sono quelle in cui è dimostrabile un livello di eccellenza e dove le competenze sono consolidate. In questi ambiti vogliamo costruire una leadership tecnologica che sia tangibile nel confronto con i mercati esteri e che punti a rafforzare la rete di imprese tecnologiche italiane. Vogliamo partire dalla valorizzazione delle qualità del Paese e dal vero Dna produttivo e creativo dell’Italia. Puntiamo a un programma molto ambizioso: rendere l’Italia, in pochi anni, la SILICON VALLEY dell’Europa.

Verrà quindi definito un programma di incentivazione alla crescita in questi settori tecnologici:

  • Nanotecnologie e nuovi materiali
  • Genetica e biotecnologie
  • Robotica e intelligenza artificiale
  • Mobilità elettrica intelligente, guida autonoma
  • Chimica, cosmetica e farmaceutica
  • Agritech e agrifood
  • Blockchain IoT (Internet of Things)
  • Realtà virtuale e aumentata

Per questi settori saranno promossi incentivi alla ricerca orientata allo sviluppo di applicazioni utili all’industria. Tra le tecnologie digitali abilitanti lo sviluppo delle aree tecnologiche, citiamo l’intelligenza artificiale (Machine Learning, Big Data, Ottimizzazione etc.), le reti informatiche distribuite (es: Blockchain) e l’Internet of things (IOT), la realtà aumentata e virtuale (AR/VR). Tutti gli stakeholder (ricerca, industria, startup, governo, fondi di investimento) saranno chiamati a partecipare e allo sviluppo di progetti integrati, in multi-operabilità.

Gli ecosistemi non saranno gestiti da enti governativi ma da soggetti privati con i necessari requisiti tecnici e finanziari. Le istituzioni manterranno una supervisione per garantire la trasparenza e monitorare le responsabilità.

 

Trasformazione digitale del Paese: semplificazione della Pubblica Amministrazione attraverso le tecnologie digitali

Favoriremo la creazione di ecosistemi digitali in settori in cui la Pubblica Amministrazione, e quindi il cittadino, soffrono ancora di un’arretratezza tecnologica che è la vera causa della disfunzionalità del nostro Paese. Utilizzeremo le tecnologie esponenziali per attivare nuovi processi, più efficienti, nei settori della Sanità, della Scuola, della Giustizia, nella Mobilità e Trasporti, nella Sicurezza.

Per ciascuno di questi settori saranno create infrastrutture digitali che, attraverso l’implementazione di piattaforme abilitanti, semplificheranno i processi della Pubblica Amministrazione. Consentiranno al cittadino di accedere ai servizi pubblici in maniera veloce e semplice, con conseguente riduzione dei costi per la stessa Pubblica Amministrazione. Il risparmio di spesa potrà essere utilizzato in altri settori di intervento e nella manutenzione dei sistemi, rendendo così la macchina pubblica sempre più efficiente. Il processo di digitalizzazione porterà inoltre altri due benefici:

  • Maggiore trasparenza nel rapporto tra pubblico e privato.
  • Maggiore collaborazione tra pubblico e privato nell’individuazione delle piattaforme necessarie alla trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione.

Per facilitare lo sviluppo del primo punto saranno promosse le pratiche di e-procurement, attraverso le quali sarà possibile ottenere una maggiore trasparenza dei dati nel rapporto tra cittadino e Pubblica Amministrazione, anche eventualmente utilizzando tecnologie di public ledger come la blockchain.

Spingeremo verso la cultura della Open Innovation, della collaborazione pubblico-privato e tra piccole e grandi imprese, sempre mantenendo trasparenza e tracciando le responsabilità.

 

Potenziamento della Sicurezza informatica del Paese: Cybersecurity

La sicurezza informatica è, e sarà sempre di più, uno dei temi più importanti – e inquietanti – per tutti i Paesi del mondo. Secondo l’Unione Europea è al secondo posto tra le emergenze che potrebbero portare conflittualità a livello globale, tra i cambiamenti climatici e l’immigrazione. Secondo la Banca d’Italia nel 2016 il 47% delle piccole, medie e grandi imprese italiane ha subìto un attacco informatico. Il costo del danno arrecato da ogni attacco andato a buon fine è stimato in circa 3,5 milioni di euro. Pertanto è necessario costruire da subito un sistema di sicurezza cibernetica che non sia soltanto di prerogativa pubblica, bensì estendibile a tutta la rete imprenditoriale privata.

Inoltre, secondo i dati del centro studi dell’Università Sapienza sulla sicurezza informatica, nel 2020 saranno vacanti 3 milioni di nuovi posti di lavoro nello stesso settore in Europa e almeno 300.000 nuove posizioni dovranno essere coperte in Italia per far fronte agli attacchi informatici. Per questo motivo il nostro programma prevede di creare un processo di sviluppo del settore della sicurezza informatica attraverso incentivi e strategie di implementazione quali:

  • Partnership multi-stakeholder – ricerca, industria, governo – per creare piattaforme di sicurezza per il Paese in grado di generare uno scudo solido contro gli attacchi cibernetici.
  • Incentivazione delle imprese all’adozione di strumenti per lo sviluppo di progetti per la sicurezza cibernetica, in partnership con i centri di ricerca e le startup.
  • Incentivazione delle imprese all’acquisto di sistemi e servizi per la sicurezza disponibili sul mercato.
  • Promozione della cultura e sensibilizzazione verso il problema, mediante il sostegno a percorsi formativi e di apprendimento degli elementi di primo livello di conoscenza del problema.
  • Incentivi alla formazione di risorse interne alle aziende per l’espletamento delle funzioni necessarie a garantire la capacità di difesa da attacchi informatici.

Sviluppo di nuove imprese tecnologiche e internazionalizzazione

Riteniamo che l’accelerazione della crescita sia legata all’internazionalizzazione delle startup e alla loro capacità di fare alleanze con imprese più grandi e già forti sui mercati esteri.

In questo ambito saranno attivati dei voucher per l’internazionalizzazione cui le startup potranno accedere se il progetto di internazionalizzazione prevede la partnership con imprese più grandi già presenti all’estero (nella distribuzione o nella produzione); tali grandi imprese, al contempo, potranno godere di una detassazione relativa a parte del costo sostenuto per il progetto di internazionalizzazione della startup.

 

Sviluppo di un nuovo sistema economico industriale collaborativo: Open Innovation e Trasferimento tecnologico

Il Trasferimento tecnologico dalla ricerca all’industria è alla base della capacità del nostro Paese di generare innovazione. Tuttavia i dati a riguardo in Italia sono molto deludenti, comparati con le medie europee. Eppure L’Italia mostra un’altissima capacità in termini di numero di pubblicazioni scientifiche in diversi settori, come ad esempio nel campo biomedico, dove è tra i primi quattro paesi del mondo.

Questo accade per una serie di motivi che si riassumono nell’ancora limitata capacità degli operatori della ricerca di cogliere le esigenze del mercato e quindi dell’industria. La sfida da vincere è quella che sta in un cambio di approccio della ricerca. Questo cambio di paradigma si deve combinare con l’interesse dell’industria a recepirlo e apre la via a una società dell’innovazione collaborativa e aperta: la società dell’Open Innovation.

A tale proposito il nostro programma prevede un sistema di incentivazione per:

  • Programmi di formazione di figure professionali idonee alle attività di valorizzazione dei risultati della ricerca;
  • Percorsi di co-ricerca e co-sviluppo avviati a partire dall’individuazione di esigenze di mercato.

I programmi di sostegno alla ricerca di base rimarranno comunque garantiti nelle misure previste dalle disposizioni comunitarie. Anche in questo caso l’industria beneficerà di sgravi fiscali in continuità con quelli previsti dal Patent Box, ma soltanto nel caso di reale inserimento sul mercato dei risultati della ricerca valorizzata.

 

Incentivazione allo sviluppo di tecnologie e prodotti con impatto positivo nella società in riferimento ai 17 Obiettivi sullo Sviluppo Sostenibile

Le nuove tecnologie possono rappresentare un grande punto di svolta nel raggiungimento di questi risultati. Attraverso le tecnologie ad avanzamento esponenziale e le ricerche in molti settori, da quello energetico a quello alimentare, dall’intelligenza artificiale alla robotica, tutte le nuove e vecchie competenze in materia di tecnologie possono e devono concorrere e rendere lo sviluppo più sostenibile per il pianeta.

Per tale ragione saranno studiati e avviati programmi di incentivazione allo sviluppo di tecnologie e applicazioni che abbiano impatto sociale positivo in termini di sostenibilità.

 

Investimenti in Ricerca di base e applicata

In aggiunta ai programmi di ricerca come i PRIN, bisogna sostenere i singoli ricercatori nel settore pubblico, con programmi di finanziamento che non richiedano la formazione di cordate con le istituzioni più potenti nella politica accademica. La distribuzione dei finanziamenti deve essere fatta da commissioni indipendenti, anche composte da membri non italiani.

Un’altra importante azione mirata ad incentivare le attività di ricerca nel settore privato è la valorizzazione del titolo di dottorato, offrendo per esempio un rimborso completo dei primi due anni dello stipendio di un dottore di ricerca al suo primo contratto a tempo indeterminato in attività di ricerca. La misura ha completamente rivoluzionato il panorama della ricerca privata in Francia, trasformando la regione dell’Île de France in uno dei centri mondiali di innovazione tecnologica.

Bisogna dare fiducia e libertà di azione al fine di raggiungere gli obiettivi di ricerca in maniera più efficiente possibile.

Giustizia
Il completamento sociale di un cittadino si compie, soltanto, se esiste la certezza di una Giustizia effettiva e la garanzia di una giurisdizione efficiente. L’immobilismo legislativo degli ultimi trent’anni ha cagionato danni tali da aver, oggi, vanificato l’intervento giurisdizionale stesso. La necessità di forti cambiamenti del nostro sistema giudiziario è una priorità che non si può più rinviare. Bisogna garantire la certezza della pena. Bisogna ridurre la durata dei processi civili e penali. Bisogna assicurare la celerità della risposta alla doglianza. Bisogna innovare e specializzare gli operatori e le procedure. Bisogna diminuire il numero ed attualizzare le leggi dello Stato.

 

Riforma dei Codici Processuali Civile e Penale

Di grande impatto, sulle lungaggini dei processi, può essere la riforma del Codice di Diritto Processuale Civile e del Codice di Procedura Penale che Dieci Volte Meglio ha elaborato proponendo, tra le tante modifiche, l’utilizzo di un server centrale che consenta e certifichi la trasmissione dei dati e dei documenti. Oltre l’introduzione di procedimenti giuridici deflattivi, come la Mediazione Civile, si vuole consentire l’uso delle strumentazioni elettroniche nell’esecuzione della Giustizia e nell’amministrazione della stessa per potenziarne le capacità ed abolire la possibilità di accedere a giudizi speciali penale che riducono la pena.

 

Certezza della pena

L’inefficienza della Giustizia Italiana, col passare del tempo, ha distrutto la certezza di esecuzione della pena inflitta. La durata eccessiva dei processi estingue il disvalore giuridico del fatto scemando grandemente la sua gravità e riducendone la pena. Le leggi introdotte durante gli anni della contestazione permettono, tutt’oggi, l’applicazione di molteplici sgravi. Insomma, per trovare la soluzione al problema, Dieci Volte Meglio si propone di:

  • abbassare ad un anno il limite per l’applicazione della sospensione condizionale della pena;
  • ridurre a dodici anni il limite di punibilità ed attenuare la premialità del rito minorile;
  • non consentire la celebrazione del giudizio con il rito abbreviato a chi viene giudicato per la commissione di reati gravi;
  • abrogare l’art. 162 ter cp con la previsione di estinzione del reato per condotta riparatoria;
  • aumentare le pene previste per tutti i reati in particolare la violenza sulle donne e sui bambini, mafia, terrorismo, corruzione e tutti i reati commessi dai Pubblici Ufficiali.

 

Riforma dell’Ordinamento Giudiziario

La piena efficienza della Giustizia non può prescindere da una riforma dell’Ordinamento Giudiziario che modernizzi finalità e funzioni giudiziarie per poter dare quella risposta di legalità sempre crescente. L’eccessiva farraginosità ha favorito la diffusione di sensibilità politiche, religiose o particolari nel potere giurisdizionale che deve rimanere, invece, imparziale ed autonomo per garanzia di democrazia. Alcune azioni da compiere per ristabilire la terzietà del giudicante possono essere: la separazione delle carriere magistratuali; l’abrogazione dell’obbligatorietà dell’azione penale; l’introduzione della responsabilità civile per il capo dell’ufficio chiamato in causa; verifiche abituali della competenza scientifica e della capacità cognitiva ed altro ancora.

Inoltre, per ridare autorevolezza al Potere Giudiziario e per eludere le odierne contaminazioni politiche, affinché riscopra i principi per i quali è stato creato, bisogna evitare che l’inerzia del Consiglio Superiore della Magistratura sul controllo dell’amministrazione della Giustizia ne vanifichi la funzione.

Riforma dell’Ordinamento Penitenziario

Ormai le condanne per la cattiva gestione dell’amministrazione penitenziaria sono notorie come rinomate sono le condizioni in cui versano migliaia di detenuti ed in cui operano migliaia di guardie penitenziarie. Come in altri contesti, le funzioni del carcere, rieducativa e punitiva, sono diventate considerazioni astratte utili, soltanto, ad occupare sterili discussioni senza capire che il sovraffollamento carcerario non consente lo svolgimento delle normali attitudini gravando enormemente sulle casse dello Stato.

Oltre la professionalizzazione delle Guardie Penitenziarie, si propone la possibilità di creare presso gli Istituti Penitenziari delle vere e proprie società di servizi: edili, agricole o ambientali che impiegano i detenuti per eseguire i propri lavori. In questo modo si ottengono diversi risultati:

·      il fatturato dell’azienda penitenziaria consoliderebbe l’autonomia contabile dell’istituto diventando un enorme risparmio per la spesa pubblica;

·      si può adempiere alla funzione rieducativa valutando la capacità del detenuto di assumersi una responsabilità inserito in un reale gruppo di lavoro.

 

Ristrutturazione degli Istituti di pena

Per favorire il rispetto della dignità umana, bisogna concepire un progetto per la ricostruzione e ristrutturazione di tutti gli Istituti per l’esecuzione della pena nonché per la riapertura di carceri caduti in disuso e costruzione di nuove spazi.

Imprese
Solo gli investimenti potranno essere il motore dello sviluppo e del rilancio dell’Italia, quindi il nostro impegno è quello di rigenerare il desiderio di fare impresa. Dobbiamo sostenere e dare forza alle imprese esistenti o ripensate (re-startup), oppure riaggregate secondo nuove logiche di creazione del valore. Vogliamo impegnarci in piani industriali di investimenti e detassazioni in settori ad alto potenziale (ambiente, tecnologie emergenti, digitalizzazione, ). Dobbiamo favorire anche le nuove imprese attraverso: disponibilità di denaro a costo molto basso, tecnologie dirompenti, mercati internazionali accessibili e in crescita. Nello specifico vogliamo intervenire lungo le direttrici principali qui riportate.

 

Introduzione di meccanismi di incentivazione del Venture Capital per le aziende in startup

Su settori e progetti di interesse nazionale l’obiettivo è creare dei fondi disponibili dei progetti del Venture Capital. Vogliamo inoltre permettere che soggetti privati che investono in iniziative di startup (nuove aziende, progetti di giovani o donne, tecnologie, ricerca), ottengano la detrazione fiscale come investimenti in sviluppo.

Infine è cruciale l’adozione di un regime semplificato di impresa (la Startup appunto); occorre una facilitazione amministrativa di licenze, permessi, registrazioni, oneri burocratici e pesanti ostacoli operativi alla partenza delle iniziative imprenditoriali.

Vanno definite le regole per l’applicazione del regime “favorevole”, sia in termini di tipologie e durata delle detrazioni, sia in termini di tempi in cui la Startup deve evolvere nelle forme giuridiche di SpA e Srl, rientrando quindi in un regime normale.

 

Supporto allo sviluppo di nuove forme di aggregazione e cooperazione per favorire modelli di business competitivi a livello internazionale

Bisogna favorire, più di quanto fatto finora, specifiche politiche di incentivazione e agevolazione attraverso finanziamenti, defiscalizzazione, supporto gestionale finanziato al processo di aggregazione, merito creditizio.

 

Sviluppo integrato delle infrastrutture di rete (stradali, logistiche, energetiche)

Lo stato degli investimenti destinati allo sviluppo delle grandi opere strutturali è nel nostro Paese è drammaticamente arretrato e fermo da anni. In questi ultimi decenni gli investimenti sono stati pochi e scarsamente finalizzati alla realizzazione di opere infrastrutturali destinate a collegare l’Italia con l’Europa in modo efficace e razionale, per creare il necessario indotto a favore delle nostre imprese e conseguentemente migliaia di posti di lavoro (tra diretti e indotto).

Tale arretratezza sta creando un importante deficit competitivo delle nostre imprese (sia le più grandi che le PMI) in termini di riduzione di costi, capacità di offerta e di innovazione e opportunità di sviluppo sul mercato nazionale e ancor più internazionale.

Questo deficit deve essere superato attraverso lo sviluppo di un Piano strategico delle infrastrutture a medio-lungo termine, articolato su una seria programmazione di grandi progetti infrastrutturali strategici finalizzati a riportare l’Italia al centro dell’Europa.

 

Rapporto con il fisco e la giustizia amministrativa

Occorre trasformare il rapporto con il fisco: passare da un controllo ispettivo (che spesso diventa accanimento) a valutazioni sulla correttezza delle impostazioni fiscali scelte.

Crediamo che oggi sia fondamentale intervenire definitivamente sulla tassazione diretta e indiretta delle imprese, che oggi in Italia è tra le più alte al mondo. Concorderemo con le imprese un patto di riduzione delle tasse a fronte di un aumento di imponibile, insieme all’impegno per il recupero dell’evasione.

Dobbiamo infine lavorare per ottenere risposte dalla giustizia amministrativa in tempi brevi, in linea con la velocità del business delle aziende. L’incertezza del fisco e della giustizia è, infatti, un freno enorme per gli investimenti, soprattutto per quelli stranieri e per quelli delle aziende di medie dimensioni.

Dobbiamo garantire una maggiore certezza e rapidità di attivazione delle decisioni della Pubblica Amministrazione, per restituire pieni poteri e autorevolezza alle autorità di controllo e ridurre drasticamente il contenzioso amministrativo.

Educazione
EDUCAZIONE E SCUOLA

Una tradizione culturale da rigenerare guardando al futuro

Le nuove generazioni svolgeranno in futuro almeno una decina di lavori diversi nei primi 20 anni del loro percorso professionale. Metà di questi lavori ancora non esistono, così come molti dei lavori oggi esistenti saranno radicalmente modificati dall’ingresso in tutti i settori delle nuove tecnologie dirompenti. Nonostante l’eccellenza della tradizione culturale del nostro Paese, oggi la scuola e l’università non riescono a preparare gli studenti al mondo del lavoro e alla società del futuro, mettendo così in seria difficoltà le nuove generazioni rispetto al contesto internazionale.

Noi proponiamo una completa rivisitazione del nostro modello educativo, adattandolo alle nuove tecnologie che in realtà richiedono più capacità critica, gusto dell’arte e del bello, approccio filosofico e spirito analitico, flessibilità, curiosità. Caratteristiche che sono parte del nostro Dna di italiani, ma che vanno rafforzate e rimesse in circolo.

Rafforzeremo lo studio dell’inglese in modo da avere un effettivo bilinguismo in tutte le scuole a partire dalla materna, oltre all’esercizio della filosofia intesa come capacità di porsi domande e trovare le proprie risposte, come materia già dalla scuola primaria. Consolideremo lo studio della matematica e delle materie scientifiche e tecnologiche. Lo sport sarà un completamento della formazione dell’individuo, così come le arti e la musica, perché esse rappresentano un’eccellenza italiana da valorizzare. L’insegnamento comprenderà anche il lavoro di gruppo e la capacità di esporre le proprie idee in privato e in pubblico. Un nuovo concetto di scuola adeguato ai tempi, con una maggiore attenzione alla didattica, ai contenuti, alla disciplina e al merito.

 

I pilastri della scuola:

L’obbligo della scuola necessaria

Per promuovere una maggiore alfabetizzazione della popolazione e per accrescere una cultura collettiva, Dieci Volte Meglio propone di introdurre il divieto assoluto di accedere al mondo del lavoro per chiunque non abbia concluso la scuola dell’obbligo che, pertanto, deve diventare un onore a titolo completamente gratuito.

 

Lo studente

Il processo educativo è rivolto alla persona e alla sua crescita in termini di competenze quali lo spirito critico, la capacità di astrarre, di essere creativi, flessibili, di collaborare e di esporre le proprie idee in modo ordinato ed efficace, anche in pubblico. Volta a formare cittadini davvero consapevoli, responsabili e con competenze valide. Dieci Volte Meglio, infatti, ha ideato diversi metodi di selezione dei migliori studenti per valorizzare il merito e gratificare le potenzialità.

 

I docenti e il personale scolastico

Il vero motore della scuola sono i docenti e il personale scolastico. Persone che svolgono un lavoro faticoso e impegnativo, oltre che importantissimo. La rilevanza di tale funzione è il motivo che impone di prevedere una stringente selezione del corpo docente. Una prova volta a preferire l’immensa conoscenza delle materie di competenza e la passione per l’insegnamento e la capacità di trasmetterlo.

 

Il ruolo degli asili nido

Elemento fondamentale per il percorso educativo sono gli asili nido che vanno significativamente sviluppati per due motivi.

I primi tre anni di vita, fondamentali nello sviluppo cognitivo del bambino, bisogna stimolare la crescita mentale e fisica con insegnamenti adatti e finalizzati.
Esiste una stretta correlazione fra la presenza di nidi e l’occupazione femminile che risente delle attuali carenze. è indispensabile creare nuovi asili nido a carico dello Stato ed a costo zero per le famiglie meno abbienti così da consentire alle mamme di poter conciliare lavoro ed esigenze familiari.
La funzione propedeutica delle gite

Di non marginale importanza sono le gite scolastiche. Ritenute quali eccezionali occasioni di conoscenza reale e scambio culturale tra le diversità del nostro Paese, devono essere parte integrante, e gratuitamente accessibile, dei programmi di tutte le classi della scuola dell’obbligo.

 

Lavori strutturali e digitali:

 

Il Registro dello studio

Uno strumento necessario per attuare una sostanziale riforma delle istituzioni educative è un “Centro di Elaborazioni Dati Scolastici” dentro il quale dovranno confluire tutti i dati relativi alla pubblica istruzione. La creazione di un tale processore consente un accesso immediato alle informazioni e facilita la mobilità degli operatori.

 

Ristrutturazione dei complessi scolastici

Per avere la certezza sul futuro educativo, bisogna elaborare un progetto di ristrutturazione dell’ottanta per cento degli istituti scolastici presenti sul territorio nazionale, ormai, troppo fatiscenti per incuria o troppo cadenti per vetustà. Bisogna ripensare un’operazione di consolidamento dell’esistente e di ampliamento all’edificazione di nuovi spazi per alloggiare studenti che, pur meritando di studiare, hanno difficoltà per farlo.

 

I programmi e gli interventi sulle aree tematiche

Il futuro che aspetta i nostri ragazzi richiederà l’acquisizione di competenze trasversali. Perciò si rende necessario intervenire nei programmi attuali, potenziando alcune aree tematiche, inserendone di nuove e rendendone altre opzionali, puntando a un’apertura prolungata delle scuole, in collegamento con il territorio, per un’offerta integrata che comprenda una maggiore interdisciplinarietà e attività extra-curriculari.

 

Rafforzamento delle materie STEM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica)

La tecnologia sta ricoprendo un ruolo sempre più importante nella nostra società e di conseguenza il mercato del lavoro richiede in numero crescente persone competenti nelle materie STEM. L’innovazione tecnologica in corso offrirà grandi opportunità per i giovani con preparazione adeguata: obiettivo del programma è quindi incrementare le competenze dei nostri studenti, consentendo loro di raggiungere la media europea nei prossimi cinque anni e di superarla nei prossimi dieci.

 

Coding (“la lingua più parlata al mondo”) e robotica

Una scuola che insegna il coding fornisce allo studente uno strumento universale attraverso lo sviluppo di una mentalità logica, del pensiero divergente e la comprensione del funzionamento degli strumenti informatici che si utilizzano e utilizzeranno sempre di più.

Inglese e lingue straniere

Occorre puntare a un effettivo bilinguismo per consentire l’utilizzo dell’inglese nell’ambito sia accademico che professionale.

Filosofia e pensiero laterale

La capacità di porsi domande e trovare le proprie risposte insegna a pensare, a sviluppare capacità critiche e a diventare quindi cittadini più consapevoli, autonomi e responsabili. I bambini, con il loro continuo interrogarsi, sono naturalmente “filosofi” e proprio per questo la capacità di pensiero critico e autonomo va insegnata e incentivata fin dalle scuole elementari.

Educazione Artistica e Musicale

Sia l’arte, visiva e drammatica che la musica sono parte centrale del patrimonio culturale italiano. La nostra scuola attualmente dedica ancora troppo poco tempo e spazio all’ambito creativo, e non lo contempla nelle scuole secondarie di secondo grado, se non in quelle di indirizzo specifico. Si tratta di un’area da potenziare.

Educazione alla cittadinanza

La scuola dovrebbe fornire stimoli e opportunità per conoscere la contemporaneità, al fine di sviluppare il rispetto di sé, dell’altro e delle regole, che stanno alla base della società civile.

Educazione all’umanità

La scuola deve essere sincrona all’evoluzione dei tempi mantenendo, però, sempre saldo il legame con la propria identità. A ciò soddisfando, sin da subito, bisogna insegnare la capacità di comprendere e convivere con le molteplici manifestazioni della natura e dell’anima.

Sport e scienze motorie

Le neuroscienze hanno dimostrato quanto il movimento sia fondamentale per l’apprendimento: le lezioni frontali dovrebbero essere ripetutamente inframmezzate da attività che consentano moto e cambio di stimoli.

Volontariato

Il volontariato deve diventare un requisito curricolare. Consentirebbe infatti lo sviluppo di importanti competenze sociali, come il confronto con la diversità, l’ascolto, l’empatia, l’educazione alla cittadinanza.

 

Didattica

Nell’era digitale siamo per una didattica collaborativa, esperienziale, interdisciplinare, centrata sulle competenze. La modalità didattica è la chiave di tutto il processo innovativo, fin dalla scuola materna. Gli insegnanti devono avere forti competenze relazionali e non solo cultori della materia. La formazione dei docenti è uno degli aspetti centrali. Devono seguire percorsi di formazione continua e nuovi meccanismi di valutazione, e conseguenti adeguamenti retributivi e incentivi del merito.

Tra le competenze che dovrebbero essere patrimonio dei docenti del futuro spicca una profonda conoscenza della materia di insegnamento, con la consapevolezza di un maggior raccordo tra materie umanistiche e scientifiche:

Capacità relazionali. Ascolto attivo, empatia, lavoro in gruppo, comunicazione in privato e in pubblico, capacità di prendere decisioni e risolvere problemi.
Capacità di essere facilitatori.
Apertura verso l’esterno, capacità di apprendere e lavorare in un ecosistema aperto.
Analisi dei dati. Capacità di relazionarsi con strumenti tecnologici che permettano di monitorare l’apprendimento rendendolo più efficace.
Predisposizione alla formazione permanente.
Ci proponiamo inoltre di incentivare anche altri interventi inerenti alla didattica, e in particolare:

Una più breve durata dei periodi di vacanza.
La valutazione a fine ciclo secondo criteri oggettivi, con la definizione di una classifica per l’intero ciclo di studi dei migliori 10 mila studenti italiani, ai quali affidare per il percorso universitario una borsa di studio completa anche di vitto e alloggio (se il reddito risulta inferiore a limiti prefissati).
Una durata della scuola secondaria di secondo grado contratta in un percorso di 4 anni.
Una durata della scuola secondaria di primo grado ampliata ad un percorso di 5 anni.
Università

L’università gioca un ruolo strategico nella formazione e nella ricerca, veri elementi per una ripresa economica, politica e sociale del Paese. Per questo, sulle tecnologie, l’innovazione e la ricerca Dieci Volte Meglio impegna ad aumentare i fondi destinati alla ricerca di base ed a valorizzare il titolo di dottorato nel mondo dell’accademia e dell’impresa. Queste, in sintesi, le nostre priorità riguardo all’insegnamento universitario:

Stimolare il collegamento con il territorio e la compresenza delle imprese.
Interdisciplinarità.
Superamento della didattica esclusivamente frontale.
Le Università Italiane devono riconoscere la primazia sulla cultura mondiale come nei secoli passati e ritornare ad essere i laboratori di idee e di scoperta per migliorare la qualità della nostra vita. Per ottenere l’agognato risultato bisogna ridurre il numero di facoltà lasciandone una per Regione per concentrare le competenze e favorire l’esperienza educativa oltre a selezionare soltanto quei docenti di chiara e riconosciuta fama intellettuale.

Molteplici sono le azioni da porre in essere per avere un’istituzione universitaria che possa concorrere con le eccellenze globali ed attestarsi come la più qualificata.

Merito
Una valorizzazione responsabile del merito è tra i punti fondamentali del programma e deve riguardare tutti gli ambiti: istituzionale, scolastico e accademico, economico, giuridico e commerciale. Le politiche di merito sono fondamentali, indipendentemente dall’età, dallo status sociale, dal sesso o dalle risorse economiche a disposizione: sono volte a far sì che chiunque si impegni possa contare su un ambiente che valuti adeguatamente il suo contributo.

 

Le istituzioni e i servizi pubblici

Un sistema basato sul merito contribuisce a definire regole chiare che producono trasparenza e responsabilizzazione. La sua mancanza ha reso il nostro Paese in fuga dalle responsabilità. Fuggono dalle responsabilità anche le istituzioni, a seguito anche del decentramento e trasferimento di poteri, creando un blocco del processo decisionale e attuativo.

Leggi e procedure sono ormai complesse e contraddittorie, finendo per generare timori per le conseguenze, anche giudiziarie, che una loro non corretta interpretazione e applicazione potrebbero far nascere. Questo risultato disastroso è prodotto da un sistema dove il merito non conta più e la leadership non sempre rispecchia le competenze e i curriculum delle persone. Il merito deve essere al centro del mondo delle istituzioni e dei servizi pubblici. Riteniamo quindi fondamentali i seguenti punti:

La leadership e il merito negli enti pubblici: le competenze e le capacità necessarie a ricoprire determinati ruoli devono essere verificate periodicamente e confermate in base ai risultati e agli obiettivi raggiunti;
Per rafforzare un sistema basato sul merito serve un impegno a produrre norme più chiare ed efficaci, procedure e valutazioni più snelle.
Proponiamo di creare una task force dedicata che migliori la qualità dei servizi e riduca gli sprechi nel settore pubblico, utilizzando indicatori di performance e qualità e valutazioni che provengano direttamente dai cittadini. Proponiamo anche l’introduzione di una authority per i servizi locali che tuteli la qualità e l’erogazione dei servizi deresponsabilizzati dalla devolution.
Educazione e scuola

Un sistema basato sul merito garantisce equità, ovvero pari opportunità e premia l’impegno, la preparazione e la competenza. Di seguito le nostre proposte per portare il merito al centro del mondo dell’educazione:

·       Introdurre indicatori standard nazionali per la misura della qualità dei programmi scolastici e per la valutazione degli insegnanti.

·       Permettere ai migliori studenti di creare un proprio percorso universitario di eccellenza, creando un sistema di concorrenza tra le università per avere i migliori docenti e i migliori programmi.

Garantire pari accesso a percorsi di istruzione, formazione, sviluppo del talento sulla base di requisiti uguali per tutti e che da tutti dovranno essere rispettati secondo indicatori qualitativi e quantitativi.
Accompagnare i talenti, più vari e diversificati, verso obiettivi rilevanti per il bene comune, per creare migliaia di nuovi giovani leader eccellenti in grado di diventare modelli che ispirino fiducia.

Economia e imprese

Nel mondo delle imprese private il merito è sicuramente più praticato. Nel mondo del lavoro bisogna mettere al centro il merito. Va superata la cultura della “raccomandazione”, sostituita da un sistema trasparente di “referenze”.

Con il merito e la responsabilità al centro, potremo, con coraggio, creare un sistema che miri alla valorizzazione del bene comune con vantaggi per tutti. Attraverso il merito sapremo generare eccellenza e intelligenza collettiva per la crescita del Paese.

Turismo
L’Italia ha un patrimonio unico fatto di storia, cultura, cibo, vini, natura, paesaggio, design. Il marchio Made in Italy è riconosciuto in tutto il mondo per il suo grande valore. L’Italia è la meta più sognata dai viaggiatori di tutto il mondo. Il turismo è la seconda industria del Paese.
Crediamo in un modello di turismo sano, distribuito, in grado di valorizzare le tipicità locali italiane mantenendone la tradizione, in accordo con innovazione e nuove formule di ospitalità che permettano di competere nel mercato globale.

Investire nel turismo è la strategia più immediata e sicura per aumentare lo sviluppo economico e creare nuova occupazione, raddoppiando il giro d’affari in 10 anni.

Il flusso turistico complessivo verso il nostro Paese, pur essendo in crescita, deve intercettare meglio i nuovi mercati dei Paesi Asiatici e della Cina, diventando così anche miglior biglietto da visita per internazionalizzare il Made in Italy. L’offerta turistica italiana deve essere protagonista nel mondo, in coerenza con la percezione di eccellenza dei nostri prodotti ma anche a supporto dei beni industriali delle aziende italiane.

Serve una cultura dell’ospitalità di eccellenza aperta alle esigenze di un turismo internazionale:

Ampia disponibilità di accesso a internet Wi-Fi in ambienti pubblici (centri cittadini, stazioni, mezzi di trasporto) e privati (alberghi, ristorazione, settore retail).
Buona conoscenza delle lingue dei principali flussi turistici (inglese, tedesco, spagnolo, cinese) da parte degli operatori turistici.
Disponibilità di infrastrutture a supporto dei flussi turistici (trasporto pubblico).
Offerta di ristorazione ampia e flessibile per rispondere alle diverse esigenze alimentari e alle diverse capacità di spesa.
Obiettivi primari di un piano per lo sviluppo del turismo in Italia devono essere dunque:

Supportare l’imprenditorialità semplificando la burocrazia e riducendo gli adempimenti.
Agevolare l’accesso al mercato attraverso la digitalizzazione e la catalogazione dell’offerta.
Incrementare fortemente la presenza di turisti stranieri nei mesi non estivi, differenziando i prodotti e operando scelte precise di target.
Valorizzare il patrimonio d’arte.
Valorizzare la sostenibilità e la specificità agroalimentare come elemento di qualificazione del “nuovo” turismo in Italia.

Ministero del Turismo e Agenda Digitale insieme, per un Turismo 4.0

Per raddoppiare il contributo al PIL italiano nei prossimi dieci anni, serve un ministero che unisca il Turismo e l’Agenda digitale. Un’istituzione autorevole che possa indirizzare sull’industria turistica i fondi dell’innovazione e della ricerca, ora destinati solo ai settori manifatturieri. Un Ministero economico che superi l’esperienza della coabitazione con i Beni culturali, che sono un patrimonio da valorizzare meglio ma che costituiscono solo una delle componenti attrattive dell’offerta turistica al pari del turismo balneare e montano, dell’enogastronomia, dello shopping, dello sport attivo e di tanti altri prodotti turistici esperienziali.

 

Occupazione e formazione

Servono nuove professionalità, in particolare in ambito digitale.

Servono fiscalità speciali e interventi sulla burocrazia per rendere più facile la creazione di nuovi posti di lavoro e l’uscita dal sommerso.
Si devono riqualificare le professioni turistiche, favorendone il collocamento con il coinvolgimento dei privati.
La sicurezza informatica è per gli operatori turistici una notevole criticità, per l’accesso aperto alle reti WiFi e per effetto dei dati personali e di pagamento acquisiti dai clienti.
È importante diffondere a scuola una cultura che valorizzi il territorio, formando professionisti del turismo in grado di identificare e promuovere esperienze conoscitive di produzione tipica.

Innovazione
Digitalizzare l’intera offerta turistica con un registro dinamico che consenta l’aggregazione di prodotti, per favorire l’accesso diretto al mercato online.

Sviluppo di un’identità digitale con QR Code, evoluzione del concetto di Card del turista nazionale, per accesso univoco a tutti i servizi di trasporto, check-in alberghiero e ingresso a musei ed eventi.

Semplificazione

È urgente semplificare la burocrazia, per favorire la crescita di nuove imprese e l’aggregazione di quelle esistenti in reti che possano stare sul mercato con dimensioni più adeguate.

La grande opportunità della blockchain è una rivoluzione che trasformerà Internet e consentirà alle PMI turistiche un accesso al mercato più indipendente dai grandi intermediari.

Grazie alla blockchain i singoli soggetti che compongono l’offerta, alberghi, ristoratori, guide turistiche e fornitori di servizi in genere, potranno essere tutelati vedendo garantito il riconoscimento della quota o della commissione spettante.

Ticket di soggiorno: trasformare una criticità come la tassa di soggiorno in un’opportunità di marketing; a fronte di un pagamento al momento dell’arrivo si può riconoscere uno status cittadino temporaneo, corredato di sconti sui servizi e coupon. Digitalizzazione e semplificazione del rilascio visti Seniores come opportunità per favorire sviluppo di turismo di lunga permanenza nel sud e borghi, ridistribuendo ricchezza e sostenendo occupazione.

Food tourism per lo sviluppo del territorio protagonista, garantire coerenza tra la qualità dei prodotti di eccellenza e la qualità dei servizi.

Matera 2019: la capitale europea della Cultura è una grande opportunità di rilancio nazionale e va considerato come evento per valorizzare tutto il Sud.
Gli italiani nel mondo con le seconde e terze generazioni sono interessati ai luoghi di origine per cui è necessario incentivare permanenze di lunga durata con facilitazioni.

Occorre anche un investimento strutturale sia nelle aree pubbliche che negli esercizi privati per adeguarsi alle esigenze di persone a ridotta capacità motoria e all’accessibilità per i disabili.

Vogliamo promuovere il turismo business legato a convegni e meeting internazionali.

Particolare attenzione va attribuita infine al turismo dei matrimoni e delle unioni civili, che attrae clienti ad alta capacità di spesa e può favorire lo sviluppo di borghi minori o caratteristici.

Politiche Ambientali ed Energetiche
L’Italia è uno dei paesi più belli del mondo con un patrimonio naturalistico ed ambientale che deve essere tutelato e valorizzato. Negli ultimi decenni purtroppo non è avvenuto e oggi ne paghiamo le conseguenze. Le aree urbane sono estremamente inquinate e congestionate dal traffico (l’Italia è in testa alle classifiche delle città europee più inquinate in termini di superamento dei limiti di inquinamento atmosferico ad esempio da polveri sottili) e ciò comporta notevoli impatti ambientali ma anche economici e sociali. Alcune sostanze inquinanti contribuiscono ai cambiamenti climatici globali con aumento della temperatura del pianeta e tropicalizzazione del clima; l’eccessiva antropizzazione e cementificazione del territorio acuiscono tali eventi.
Vogliamo rompere questo circolo vizioso per tutelare il patrimonio naturalistico e ambientale dell’Italia e la salute ed il benessere dei cittadini. Vogliamo guardare al futuro con ambizione e con un’idea chiara: che l’Italia possa essere un riferimento internazionale di sviluppo sostenibile che sappia coniugare la crescita economica ed il benessere con la tutela dell’ambiente in cui viviamo (siamo al penultimo posto in Europa per le politiche ambientali ed energetiche). Lasceremo così ai nostri figli e ai loro discendenti un mondo migliore di come noi lo abbiamo trovato.

Le principali sfide che il nostro Paese deve affrontare sono:

Inquinamento atmosferico (in particolare nelle aree urbane).
Inquinamento del suolo e del sottosuolo.
Cambiamenti climatici globali e conseguenti fenomeni climatici estremi.
Tutela del territorio.
Prevenzione e gestione dei rifiuti (soprattutto in alcune aree geografiche e centri urbani)
10 Volte Meglio vuole promuovere politiche efficaci ed azioni concrete per affrontare le sfide future e trasformare i problemi in opportunità. Ciò può essere fatto puntando sull’innovazione tecnologica e sullo sviluppo delle competenze a livello Paese in modo da creare posti di lavoro e contribuire al rilancio dell’economia. Le politiche che intendiamo promuovere riguardano in particolare i seguenti ambiti tra loro fortemente interconnessi.

 

Sistema energetico e mobilità

Fornitura di energia. Accelerare la conversione già in atto dalla produzione di energia fossile a quella rinnovabile: idrico, fotovoltaico, eolico a terra e offshore, biomasse.

Il solare come l’eolico hanno raggiunto la “grid parity”, il supporto al loro sviluppo sarà limitato, ma un’accelerazione dei processi di autorizzazione può essere chiave di ulteriore sviluppo. Favorire una maggiore adozione di energie rinnovabili con un sistema di Certificati che internalizzi tutti i costi di emissione di CO2. Utilizzare il gas come risorsa di approvvigionamento residuale e di bilanciamento del sistema, il fossile meno inquinante a completamento della produzione rinnovabile.

Utilizzo dell’energia. Promuovere su qualsiasi fronte l’efficienza energetica essendo il modo meno costoso per ridurre l’inquinamento atmosferico da CO2. Per quanto riguarda le case, spingere sull’efficienza energetica sia per quelle di nuova costruzione, ma anche per gli edifici già esistenti. Sviluppare un efficiente ecosistema energetico nelle case adottando le più recenti tecnologie legate al mondo digitale e al concetto di “Smart home”.

Per quanto riguarda il trasporto, incentivare la conversione ai veicoli elettrici anche attraverso lo sviluppo di adeguate infrastrutture, riducendo così l’inquinamento atmosferico e trasferire quanto più possibile il trasporto merci da gomma a ferro. Favorire inoltre lo sviluppo di sistemi di trasporto collettivo e soluzioni di mobilità integrata efficienti e orientati alle esigenze degli utenti. Sviluppare il tema delle “Autostrade del mare”, per utilizzare al meglio le migliaia di km di coste dell’Italia e la sua centralità nel Mediterraneo, investendo nello sviluppo di infrastrutture adeguate che genererebbero significativi ritorni occupazionali e positive ricadute sul sistema dei trasporti.

Obiettivi quantitativi:

Utilizzo di energia da fonti rinnovabili dal 18% attuale al 50% entro il 2030.
Innalzamento dell’incidenza di auto elettriche e ibride su parco auto circolante dal 1% attuale al 20% entro il 2030.
Utilizzo delle coste nel Mediterraneo per il trasporto pesante delle merci su gomma.
Creazione di 220.000 posti di lavoro nei prossimi 5 anni.
Economia circolare

Promuovere un modello di economia basato su processi produttivi ad elevata efficienza in cui i prodotti di scarto vengono costantemente riutilizzate.

Promuovere tecnologie e modelli di business che favoriscano la transizione ad un’economia circolare che stimolerà gli investimenti e porterà benefici, tanto nel breve quanto nel medio-lungo termine, per l’economia, l’ambiente e i cittadini.
Gestire in maniera attenta i rifiuti residuali al fine di eliminare i problemi che alcune aree geografiche e centri urbani si sono trovati a dover fronteggiare in situazioni di ripetuta emergenza. Limitare il recupero di energia ai materiali non riciclabili ed eliminare gradualmente le discariche, in particolare di rifiuti riciclabili o recuperabili. Favorire lo sviluppo di impianti di trattamento della materia e incentivare la creazione delle filiere del riciclo e del recupero. Migliorare l’efficienza della raccolta differenziata per aumentare i tassi di riciclo nelle regioni in ritardo.
Rinforzare gli organi istituzionali adibiti alla gestione integrata dei rifiuti definendo un Piano Nazionale Integrato. Rivedere le tempistiche amministrative e assicurando brevi tempi di risposta nell’ottica di favorire la transizione verso una economia circolare e lo sviluppo di pratiche virtuose.
Questi gli obiettivi quantitativi:

Riduzione della produzione di rifiuti pro capite e della produzione di rifiuti in termini assoluti del 30% entro il 2030 rispetto ai valori attuali.
Aumento dei volumi della raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani dal 50% attuale al 90% entro il 2030 (con dimezzamento del gap tra le regioni più virtuose e quelle in ritardo).
Riduzione dei rifiuti smaltiti in discarica dal 26% attuale a meno del 10% entro il 2030.
Creazione di 50.000 posti di lavoro nei prossimi 5 anni.
Tutela ambientale e del territorio

·       Ripristinare le aree degradate attraverso opportuni investimenti che consentiranno di prevenire eventi naturali che comportano gravi perdite economiche, oltre che umane, e danni sociali.

·       Favorire la tutela e lo sviluppo della biodiversità con politiche ed azioni che consentano di preservare gli ecosistemi terrestri e invertire la pressione antropica, incentivando lo sviluppo di aree verdi che hanno effetti positivi per l’ambiente e per la salute dei cittadini.

Ammodernare i sistemi e le infrastrutture per la gestione della risorsa idrica del Paese che ad oggi rappresenta uno dei maggiori sprechi di risorse.
Rivedere drasticamente modalità e sistemi di gestione dei corpi idrici progettando programmi di misure, adeguatamente finanziati, che affrontino tutte le principali fonti di inquinamento, in particolare quelle dettate da agricoltura, industria e acque reflue urbane.
Questi gli obiettivi quantitativi:

Riduzione delle perdite di acqua nella rete idrica dal 35% a meno del 10% entro il 2030 (con soglia minima del 30% per le reti idriche più dissestate che hanno perdite superiori al 70%).
Azzeramento del tasso di consumo del suolo entro il 2030 rispetto agli attuali 10 mila ettari l’anno.
Incremento delle aree verdi urbane del 30% entro il 2030 rispetto ai valori attuali di 31 metri quadrati pro capite (con soglia minima di 15 metri quadrati per le aree urbane meno verdi).
Creazione di 30.000 posti di lavoro nei prossimi 5 anni.

Agricoltura
La letteratura antropologica ritiene che la scoperta dell’agricoltura sia stata, per l’umanità, il vero momento di evoluzione dell’intera specie e, soltanto, il lavoro della terra ha consentito, agli uomini ed alle donne, di edificare le fondamenta della civiltà. Nell’insegnamento di tale asserto, Dieci Volte Meglio ritiene che l’agricoltura possa costituire un’occasione di sviluppo per il Paese e vuole, pertanto, investire sulle politiche agricole che, per vocazione e per capacità, caratterizzano l’intero popolo italiano.

Per raggiungere l’obiettivo ideale, Dieci Volte Meglio vuole promuovere lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura mediante:

un forte l’impulso alla ricerca ed alla valorizzazione delle produzioni e delle tipicità italiane;
l’introduzione dell’agricoltura digitale per migliorare i processi produttivi e costi operativi, valorizzare il prodotto con informazioni di filiera (qualità, tipicità, territorio) e garantire la tracciabilità;
l’accesso al credito e sviluppo di strumenti finanziari specializzati e forme assicurative per i rischi atmosferici e di mercato;
programmi di supporto alle iniziative per le Startup innovative nel settore.
Inoltre, Dieci Volte Meglio vuole incrementare l’integrazione di filiera al fine di rendere l’agricoltura più protagonista. In tal senso, vuole:

aprire all’innovazione digitale e organizzativa per consentire una maggior proiezione verso i mercati, sia per le produzioni alimentari sia per una valorizzazione del territorio presso le comunità di consumo e utilizzo del beni/servizi.
favorire aggregazioni di soggetti lungo la filiera completa (produzione, trasformazione e distribuzione) che valorizzino le tipicità e garantiscano equilibrio e redditività lungo l’intera filiera agroalimentare;
creare un sistema di gestione della frammentazione;
favorire lo sviluppo agricolo delle filiere innovative (es. nutraceutica, farmaceutica, cosmetica).
Sostenere lo sviluppo all’Estero

Dieci Volte Meglio vuole sostenere lo sviluppo dell’agricoltura italiana all’estero con:

un presidio attento dell’italianità e degli interessi delle nostre produzioni nelle politiche comunitarie, incentivando e valorizzando le politiche di interscambio internazionale;
la tutela e lo sviluppo dell’offerta dei prodotti italiani (marketing, tutela, diffusione), sviluppando iniziative logistiche e commerciali di supporto alla conoscenza e alla distribuzione dei prodotti italiani all’estero;
la promozione di forme aggregative e/o reti d’impresa per l’internazionalizzazione;
lotta alla contraffazione e la tutela legale del Made in Italy agroalimentare;
tracciabilità degli alimenti. E’ necessario l’indicazione delle origini delle materie prime in etichetta per la tutela del consumatore e al tempo stesso dei produttori italiani.

Semplificare e digitalizzare le istituzioni

Dieci Volte Meglio vuole semplificare e digitalizzare le istituzioni dell’agricoltura italiana con:

l’attuazione di politiche nazionali e locali coerenti tra territorio, ambiente e impresa;
la semplificazione degli adempimenti burocratici ed istituzionali e riorganizzazione degli enti istituzionali dedicati, con particolare riferimento agli enti pagatori e alla gestione dei programmi comunitari;
l’evoluzione verso una amministrazione digitale che elimini le intermediazioni parassitarie.
Gli obiettivi quantitativi sono: la creazione di circa 300.000 posti di lavoro nella filiera in tre anni e la riduzione del 70% dei tempi di erogazione dei fondi alle imprese.

Regioni
È nostro obiettivo intervenire a sostegno dello sviluppo delle Regioni e delle aree dove si rende più necessario un recupero e un allineamento al resto del Paese in termini di competitività e di livello occupazionale, nello sviluppo delle infrastrutture, nelle opportunità, nei servizi offerti ai cittadini e nella qualità della vita. Per far questo, si rende fondamentale una riforma costituzionale atta a parificare le legislazioni di tutte le Regioni d’Italia eliminando quelle a statuto speciale ed uniformandole al resto del Paese e riformare l’intero Titolo V della Costituzione.

Il Sud Italia è indubbiamente l’area del nostro Paese col più alto potenziale di crescita ancora non espresso. La nostra visione di un’Italia 10 Volte Meglio passa attraverso la capacità di cogliere anche questo potenziale, evitando gli errori del passato (come gli incentivi a pioggia o i finanziamenti a sportello) e concentrandosi su un programma di lungo periodo che si occupi delle cause e non dei sintomi.

Il nostro programma di lavoro si articola su tre linee d’azione:

Impresa e competitività: creare le condizioni all’interno delle quali il tessuto imprenditoriale possa crescere in modo sostenibile, contribuire alla crescita del Paese e creare nuovi posti di lavoro stabili nel tempo.
Qualità della vita e del territorio: creare infrastrutture e servizi di qualità per restituire ai cittadini un territorio pieno di opportunità e riaccendere la speranza.
Favorire, tramite l’introduzione di adeguati modelli di sviluppo, la gestione della Pubblica Amministrazione, della Giustizia e della Sicurezza rendendole più snelle e trasparenti, in sintesi più vicine a cittadini e imprese.
Abbiamo già identificato 120 progetti da realizzare: educazione, turismo, sanità, risorse naturali, salvaguardia del territorio, digitalizzazione dei servizi. Molte delle aree di intervento coinvolte vengono già affrontate da specifici capitoli del nostro programma a livello nazionale. In questa sede ci focalizziamo sugli interventi specifici per potenziare le regioni del Sud Italia.

Non aggiungendo ulteriori capitoli di spesa, miriamo ad utilizzare in maniera efficiente le risorse già stanziate: 93 miliardi di fondi Ue e co-finanziamenti governativi per il Mezzogiorno fino al 2020 (dati a cura del Dipartimento per le Politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri).

Non deve più accadere che il nostro Paese debba restituire fondi europei già assegnati per mancanza di progettualità, come purtroppo è successo troppe volte nel recente passato.

Nello sforzo di creare posti di lavoro stabili nel tempo, il nostro primo obiettivo è quello di analizzare e riordinare il complesso sistema di incentivazioni pubbliche attualmente in vigore, per indirizzarlo verso investimenti a impatto immediato per lo sviluppo occupazionale del territorio. Nella nostra visione lo strumento pubblico non è sufficiente, ma può essere il volano per attirare risorse private (ad es. fondi di venture capital) che verranno coinvolte dall’inizio di questo processo. Riteniamo il Turismo l’area su cui concentrare i nostri sforzi di sviluppo imprenditoriale sia a livello nazionale sia a livello locale, con l’obiettivo di sfruttare al meglio le enormi risorse artistiche, culturali e paesaggistiche che il nostro Paese (ed in particolare il Mezzogiorno) offre. Soprattutto eliminare i vincoli burocratici, la scarsa qualità dell’offerta rispetto ai prezzi troppo alti.

Migliorare i flussi turistici anche nei periodi di bassa stagione è la nostra priorità attraverso azioni mirate ad aumentare la visibilità sui mercati turistici internazionali. Per ottenere questo obiettivo sarà anche necessario aumentare il coordinamento dell’offerta turistica attraverso lo sviluppo di circuiti di eccellenza interregionali che superino l’ottica puramente locale (ad es. poli museali).

Punto essenziale del nostro programma è anche la creazione delle condizioni favorevoli allo sviluppo di una mentalità imprenditoriale, non solo attraverso concorsi ed eventi di formazione specifici indirizzati a chi desidera mettersi in gioco in prima persona nello sviluppo di un’attività privata e auto-sostenibile. Vogliamo partire dalle radici e intervenire direttamente sul sistema scolastico primario, secondario e universitario per aumentare le competenze degli studenti (a cominciare dalle materie scientifiche, ma non solo) che sono poi essenziali nel mondo del lavoro e favorire il merito.

Al primo punto del nostro programma di governo abbiamo posto il diritto del cittadino alla ricerca della felicità. Al Sud, in particolare, vogliamo declinare questo obiettivo attraverso azioni che migliorino la qualità della vita sul territorio e che permettano di creare un substrato di fiducia su cui innestare tutte le azioni di sviluppo e crescita. Le aree di intervento riguarderanno:

La sanità, con il rinnovo delle reti ospedaliere e la spinta alla digitalizzazione delle cartelle cliniche (con la possibilità di gestire il paziente cronico in remoto senza gravare ulteriormente le strutture ospedaliere).
La cultura, con la creazione di poli culturali interregionali e di gemellaggi internazionali, che favoriscano anche l’attrattività turistica.
L’ambiente, attraverso la gestione efficace del ciclo dei rifiuti e del servizio idrico integrato;
L’energia, attraverso la diffusione dei servizi essenziali sul territorio (es. metano) e lo sviluppo di poli di eccellenza nella produzione di energie rinnovabili così abbondanti ma poco sfruttate nel nostro Paese.
I trasporti, attraverso il completamento delle opere strategiche in corso e pianificazione delle prossime priorità strategiche.
L’istruzione di base, attraverso il recupero del patrimonio scolastico, programmi di formazione ad hoc per i docenti e l’introduzione di programmi di monitoraggio e valutazione delle politiche di apprendimento.
L’università, con la salvaguardia del diritto allo studio degli studenti meritevoli, programmi di scambio con l’estero anche per i docenti, interventi di edilizia universitaria per migliorare l’offerta formativa e l’attività di ricerca.
Tutte le nostre iniziative a livello nazionale, e a maggior ragione nel Mezzogiorno, non possono però prescindere da un profondo rinnovamento dei meccanismi di funzionamento della Pubblica Amministrazione. Vogliamo uno Stato al servizio del cittadino anche nella sua struttura periferica, in cui merito e competenze siano valorizzate con amministratori che vengano costantemente formati. Vogliamo che i Dirigenti si assumano le responsabilità della propria firma e, quindi, delle proprie decisioni senza aver paura di cagionare danni erariali o contabili.

Anche il sistema giudiziario deve poter beneficiare dell’informatizzazione dei processi, per snellire i tempi di attesa dei giudizi e liberare risorse per garantire un maggiore presidio del territorio a beneficio della sicurezza. Ma anche il cittadino deve fare la propria parte, ed è per questo che intendiamo promuovere percorsi di formazione sulla legalità ed educazione civica nelle scuole e nei luoghi di lavoro, e intendiamo garantire le risorse per le associazioni che svolgono questo ruolo direttamente sulle strade.

Spesa Pubblica
Due trend principali stanno mettendo gravemente a repentaglio il futuro degli italiani: l’elevato debito pubblico (che oggi supera il 130% del PIL e negli ultimi 10 anni non ha mai dato segnali di miglioramento) e l’invecchiamento della popolazione (più del 22% delle persone ha oltre 65 anni, e, soprattutto, l’Italia ha uno dei più bassi tassi di natalità in Europa).

Quale futuro allora abbiamo per un Paese indebitato e che invecchia? Oggi è incerto e nebbioso. Tali trend debbono essere invertiti, occorre urgentemente cambiare la rotta per evitare un continuo declino. La crescita è stata debole o negativa per molti anni, ed ora è bassa, più bassa rispetto a tanti altri paesi Europei. È quindi necessaria una revisione profonda di come stiamo indirizzando e gestendo spesa pubblica, debito e fiscalità.

La spesa pubblica italiana è poco comprimibile, pertanto è necessario avviare un piano di modernizzazione e semplificazione della “macchina pubblica” anche attraverso una decisa e progressiva riduzione del perimetro di intervento pubblico nell’economia.

Abbiamo perso 20 anni con interventi incerti, di segno opposto, troppo deboli o fuori tempo, mai continuativi. Analisi condotte da team esperti, come quello guidato da Carlo Cottarelli, hanno identificato alcune aree d’intervento strutturale (come la gestione degli acquisti o il taglio delle partecipate locali) e molti interventi di razionalizzazione, di limitato importo unitario, ottenibili solo con un lavoro costante all’interno delle amministrazioni pubbliche, affidato a mani competenti e indipendenti in grado di individuare tagli puntuali e non lineari.

Alcune considerazioni sulle grandi voci di spesa:

Sanità: con una popolazione che invecchia e la vita media che si allunga, la spesa pro capite aumenta e tenderà ad aumentare in futuro.
Previdenza: vale anche qui il tema dell’invecchiamento e della vita media; inoltre, la generazione che va in pensione da oggi al 2050 ha pagato e paga contributi elevati, per cui non è pensabile praticare tagli drastici. Occorre separare chiaramente la gestione della componente assistenziale ed eliminare i residui privilegi ingiustificati.
Assistenza: la spesa necessaria per garantire la pensione minima anche alle persone che hanno versato pochi contributi è molto elevata e rappresenta un elemento di criticità rispetto alla sostenibilità della previdenza pubblica, unitamente ai costi assistenziali a favore dei disoccupati, giovani e non, dei lavoratori sottooccupati e delle famiglie in stato di povertà e indigenza.
Istruzione: l’Italia registra un deficit drammatico di laureati ed occorre avviare un rapido processo di miglioramento in vari segmenti dell’istruzione, a partire dalle scuole dell’infanzia.
Le altre voci di spesa rappresentano aggregati molto meno rilevanti, sui quali occorre intervenire, ma i cui risparmi dovrebbero essere destinati a sostenere gli investimenti di sviluppo e modernizzazione delle infrastrutture. Per tali dinamiche è difficile ipotizzare risparmi complessivi su queste grandi voci di spesa nei prossimi 10 anni e quindi, a parità di spesa totale, crediamo si possa migliorarne 10 volte l’efficacia, i criteri di distribuzione, l’equità.

Noi pensiamo che, ad esempio, l’Istruzione, che preferiamo chiamare Educazione, debba essere potenziata, avere più risorse ora per dare poi un futuro migliore all’Italia.

La riduzione del perimetro pubblico e la valorizzazione di asset poco sfruttati o improduttivi sono interventi che possono liberare risorse aggiuntive. Ad esempio, lo spazio occupato da uffici pubblici, spesso in immobili di pregio e poco funzionali, può essere drasticamente ridotto accelerando la conversione a modelli di coworking e smart working.

Il debito pubblico italiano non consente distrazioni: controllo della spesa ed equilibrio di bilancio sono alla base del nostro programma. Il debito elevato ha generato un costo di 70 miliardi per interessi solo nel 2017; il percorso di rientro dal debito è necessariamente lungo e richiede interventi rigorosi e costanti. La via maestra è comunque una rigorosa stabilità della spesa pubblica (accompagnata da una redistribuzione fra capitoli di spesa), una riduzione a medio termine della tassazione attraverso un minor intervento dello stato e l’allargamento della base dei pagatori, associata ad una ripresa (anche se non elevata) della crescita demografica ed economica delle imprese.

La strada per l’Italia è strettissima e il rischio di peggiorare molto concreto; La pressione fiscale sugli italiani che pagano le tasse è molto elevata, non aumentabile. Nel breve termine occorre concentrare le risorse derivanti dalla maggiore crescita per alleggerire il peso della pressione fiscale complessiva e degli adempimenti gravanti su famiglie e imprese.

Le riforme fiscali sempre annunciate con promesse miracolistiche creano soltanto incertezza: ciò che serve è una reale semplificazione del fisco, eliminando e accorpando le imposte e tasse minori (senza creare mostri come l’Irap).

Le tasse sono necessarie per consentire l’erogazione dei servizi ma:

Devono essere congrue rispetto al reddito ed al nucleo familiare e coerenti con lo stadio del ciclo di vita delle imprese.
Devono garantire l’effettiva equità ed un gettito adeguato.
Il pagamento delle tasse deve essere tracciato in tutto il suo percorso poiché, ad oggi, i contribuenti pagano ma non hanno consapevolezza di dove va a finire il danaro.
Il vero problema fiscale italiano diventa il carico che, oltretutto, grava su un insieme di contribuenti troppo ristretto e le basi imponibili sono molto limitate rispetto ad altri paesi europei. In Italia dobbiamo allargare la base dei contribuenti con un abbassamento della fiscalità e rendere più efficiente il recupero dell’evasione (sempre a livelli superiori ai 110 miliardi da almeno dieci anni).

Qualsiasi riforma del sistema fiscale deve andare di pari passo con quella della pubblica amministrazione, per modernizzare il Paese e garantire maggiore trasparenza ai contribuenti, lavorando sulle seguenti direttrici:

Trasparenza del bilancio dello stato, per responsabilizzare chi spende e rendere consapevoli i contribuenti dei flussi di entrata/uscita. Questo significa responsabilizzare pubblicamente il soggetto politico che gestisce la spesa e mettere il cittadino in uno stato di “conoscenza attiva” nella gestione dell’apparato pubblico.
Informatizzazione e digitalizzazione dei servizi verso i contribuenti (ad esempio, evitando ai cittadini di dover ritirare documenti da un ramo della pubblica amministrazione per consegnarli ad un altro ramo).
Consulenza e controlli preventivi da parte dell’amministrazione finanziaria, per “accompagnare” le imprese nelle scelte di carattere fiscale e non “punirle” ex post.

L’obiettivo delle riforme deve essere quello di creare un sistema veramente al servizio del cittadino e non viceversa, puntando sulla definizione di norme chiare e congrue: un sistema trasparente che non applichi retroattivamente la normativa fiscale, premiante per gli adempienti, incentivante per gli investitori, di sostegno per il consolidamento e lo sviluppo delle imprese, anche sui mercati internazionali. Nella visione della trasparenza, della responsabilizzazione e del merito, capisaldi del nostro programma, rientra l’intenzione di perseguire e contrastare qualsiasi forma di corruzione nella gestione e nel controllo delle attività pubbliche.

Per costruire il futuro, cittadini ed aziende hanno bisogno di stabilità, correttezza e regole certe.

Sanità e Salute
La salute come diritto

Il diritto alla salute di ogni cittadino è sancito nella Costituzione Italiana del 1948 all’articolo 32 “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. La Costituzione Italiana, entrata in vigore il 1° gennaio 1948 è stata all’avanguardia ed ha addirittura preceduto la Costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, agenzia speciale dell’ONU per la salute, entrata in vigore il 7 aprile 1948.

Per garantire la sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) serve innanzitutto “l’esplicita volontà di rimettere al centro dell’agenda politica la sanità pubblica e, più in generale, il sistema di welfare, sintonizzando programmazione finanziaria e sanitaria sull’obiettivo prioritario di salvaguardare la più grande conquista sociale dei cittadini italiani: un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico da garantire alle future generazioni”. Solo se lo Stato metterà al centro della politica il benessere dei cittadini, i piani di prevenzione sanitaria, l’accesso alle cure sarà garantito a tutti i cittadini e in modo uguale e uniforme sul territorio nazionale.

 

La salute come investimento produttivo per il futuro

Per noi, oltre che essere un diritto fondamentale inalienabile di ogni cittadino, la salute deve essere vista non come costo da tagliare nel bilancio dello stato, ma come investimento che genera ritorni socio-economici immensi per il futuro del Paese, e come sistema che crea occupazione e tecnologia innovative. Investire nella salute e nell’istruzione non solo incideranno nella vita degli adolescenti e dei giovani, ma produrranno anche significati ritorni economici e di relazioni sociali. Gli investimenti nella salute degli adolescenti, ad esempio, portano triplici benefici: per gli adolescenti, per la loro futura vita adulta e per la prossima generazione. La loro salute e il loro benessere sono motori di cambiamento per creare società più sane e più sostenibili.

La salute al centro dell’agenda politica italiana e estera

Il nostro principio cardine è porre la salute al centro della politica italiana e estera. È necessario difendere strenuamente il SSN Italiano che rappresenta tuttora un modello di eccellenza e di qualità da seguire per molti Paesi. Il diritto alla salute rimane infatti inaccessibile e non tutelato per moltissimi paesi al mondo e l’Italia è chiamata a giocare un ruolo di leader a livello mondiale nella promozione di un sistema sanitario che garantisca l’accesso universale ai servizi sanitari a tutta la popolazione indipendentemente dallo status economico e sociale, dal genere, dalla religione, dalla provenienza. Posizionare l’Italia come leader globale nel campo della promozione e della tutela della salute può divenire uno strumento di politica internazionale attraverso il quale diffondere know-how, tecnologia e professionisti della salute. L’Italia vanta primati ed eccellenze in numerosi settori della salute pubblica ed è proprio su queste eccellenze che bisogna puntare. Di seguito il programma per un futuro di eccellenza per il nostro SSN, che si articola in dieci punti.

 

L’evidenza scientifica come guida e la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche

Il ruolo chiave del sistema politico-salute di un Paese è quello di fare in modo che le politiche, e quindi i comportamenti della popolazione in tema salute, siano guidati dall’evidenza scientifica. È nostro compito fare in modo che ciò avvenga, e troppi sono i casi, anche recenti, in cui ciò non è avvenuto. Il caso stamina di alcuni anni fa, e il dibattito odierno sul tema dei vaccini ne sono la prova. La mancanza di informazioni chiare, l’apertura di dibattito politico su temi scientifici, il cavalcare la paura dei soggetti più deboli, il politicizzare la salute dei bambini e la preoccupazione delle famiglie, sono solo alcuni degli errori commessi nella gestione della salute pubblica del nostro Paese.

Noi vogliamo restaurare un sistema di salute pubblica che dia nuovamente al concetto di evidenza scientifica il ruolo di guida nella definizione, sviluppo ed implementazione delle politiche sanitarie, associato ad una chiara comunicazione con i cittadini tale da rendere le informazioni accessibili ed efficaci. D’altro canto vogliamo anche assicurare che la popolazione partecipi attivamente, dia un feedback sulla soddisfazione del SSN, che sia utilizzato per valutare, modificare e migliorare le strategie ed i servizi sanitari offerti.

Azioni concrete: attivazione di meccanismi per identificare le priorità locali, regionali e nazionali attraverso il coinvolgimento diretto degli operatori sanitari, e della popolazione; produzione di articoli e giornali che promuovano la sanità italiana nel mondo, sia come sistema che come innovazione tecnologica e di personale; identificazione di centri di eccellenza.
Equità

Nonostante l’eccellenza del sistema sanitario Italiano molti rimangono i limiti in termini di omogeneità nella qualità dei servizi. L’attuale impostazione del sistema sanitario comporta infatti una forte discrepanza a livello di spesa e di qualità dell’offerta in seno alle varie strutture e, soprattutto, tra le varie Regioni. Si è creata una sanità pubblica a due velocità, con un Nord che salva la qualità della propria offerta e un Sud in difficoltà.

Oggi l’accesso ai servizi sanitari ed alle cure, nei ventuno sistemi sanitari regionali, evidenzia una crescente disparità nelle opportunità di diagnosi, cura, prevenzione e riabilitazione. Ad essere sempre più a rischio in questo sistema cominciano ad essere soggetti più vulnerabili quali donne, bambini ed anziani.

Azioni concrete: cospicuo investimento in formazione, tecnologia e strutture al Sud o, nella filosofia di 10 Volte Meglio, potenziare le strutture efficienti del Nord che dovranno prendersi carico anche del Sud (rivedendo i sistemi economici di compensazione dei costi interregionali) investendo al Sud in formazione ed educazione della popolazione.

 

Prevenire è curare: salute della famiglia, delle donne, dei bambini e degli adolescenti e contrasto alla violenza di genere

Fra i primati di cui l’Italia gode vi è quello di essere fra i Paesi con i più bassi tassi di mortalità materna ed infantile. Questo è un traguardo che il nostro Paese ha raggiunto attraverso politiche di prevenzione, accesso universale ai servizi essenziali, ai servizi di assistenza, interventi di informazione ed educazione specificatamente centrati sui bisogni delle donne e dei bambini e l’accesso a tecnologie avanzate. La salute della madre e del bambino è indice della salute di una popolazione e delle sue condizioni socioeconomiche e culturali. La donna è stata storicamente in Italia l’elemento determinante nella salute della famiglia.

Un terribile “virus” sta gravemente colpendo la donna: la violenza dentro e fuori le mura domestiche. E’ una piaga sociale che esige di essere sanata con rigore e fermezza da parte della Giustizia Italiana.

Azioni concrete potrebbero bloccare gli abusi e le violenze: potenziamento dei consultori famigliari dedicati, riduzione dei tagli cesarei e promozione del parto normale con accesso garantito all’analgesia durante il parto; collaborazione con le associazioni esistenti tipo Sportello Donna, Comitati Pari Opportunità degli Enti locali, etc.

Fra le priorità relative alla salute della donna noi poniamo anche la prevenzione, trattamento e informazione sul tema del cancro. L’Italia ha già un sistema di prevenzione e screening molto avanzato, ma è solo attraverso un costante finanziamento e supporto a questi interventi che tali standard possono essere mantenuti. Azioni concrete: Potenziare lo screening della mammella, del collo dell’utero e dell’intestino nelle varie Regioni e ampliare la fascia di età che viene oggi inclusa.

La mortalità infantile in Italia è fra le più basse al mondo, ma sono altri numeri quelli che oggi ci preoccupano. Oggi l’Italia mostra infatti una preoccupante diminuzione della copertura vaccinale. Il tutto accompagnato ad una crescente politicizzazione del dibattito sui vaccini. Azione concreta: Forte lotta alla “vaccine-esitancy” attraverso campagne di informazione, educazione in relazione alla salute dei bambini.

 

Invecchiamento attivo

Gli europei sono tra i cittadini che vivono più a lungo, battuti solo dal Giappone. E in Europa l’Italia si piazza nel gruppo di testa, con Svezia, Francia, Finlandia e Olanda. Noi vogliamo disegnare un nuovo modello di assistenza socio-sanitaria per le persone over 65 anni, promuovendo l’invecchiamento attivo, la capacità funzionale individuale ed adottando nuove politiche a sostegno delle persone con cronicità importanti, disabilità.

Per le non autosufficienze si impone una diversa organizzazione dell’assistenza territoriale ad iniziare dal ruolo del medico di medicina generale sino ai nuovi assetti organizzativi che interessano la lungodegenza, la riabilitazione, l’assistenza domiciliare, la specialistica ambulatoriale, la long term care, e così via. inserimento di nuove tecnologie per l’aiuto domestico ed assistenziale delle persone anziane parzialmente o totalmente disabili; istituzione di un numero adeguato di strutture residenziali per anziani. Convertire l’informale delle badanti nel formale attraverso la formazione.

La salute mentale e la disabilità fisica

Nei prossimi due decenni la salute mentale avrà un impatto sociale ed economico di gran lunga superiore a quello del cancro, diabete e malattie del sistema respiratorio. Queste patologie, associate ad alti livelli di discriminazione, rendono necessaria una strategia adeguata a livello nazionale che guardi soprattutto alle generazioni future. Molte patologie emergono infatti a partire dall’adolescenza, producendo effetti negativi sulla persona e la sua integrazione nel tessuto sociale, culturale e lavorativo. Temi importanti da trattare includono:

Impatto delle nuove tecnologie di comunicazione sulla salute mentale dell’individuo (come isolamento, bullismo, ludopatie).
Legame tra salute mentale e sicurezza, con il rischio di incremento di suicidi, di azioni violente ed episodi di terrorismo.
In Italia nella cura delle persone con disabilità anche da parte del personale medico e sanitario spesso si incontrano numerose difficoltà organizzative e gestionali, e pregiudizi.   L’attesa al pronto soccorso, un esame invasivo per diagnosticare una malattia, la degenza in reparto, rappresentano disagi per qualsiasi paziente e si trasformano in un vero e proprio ostacolo per chi vive in una condizione di fragilità.

Tali “barriere sanitarie” rischiano di essere insormontabili soprattutto negli ospedali del Mezzogiorno e sono la prova di un ennesimo divario tra Nord e Sud della nostra penisola.         Azioni concrete: sviluppare un piano d’azione per rendere le strutture sanitaria “a misura di tutti”. Promuovere attività di sport e prevenzione per mantenere il benessere e l’integrazione sociale dei disabili.

Lotta ai cambiamenti climatici e promozione di energia pulita

Le emissioni di CO2 stanno aumentando più rapidamente del previsto con ripercussioni sulla salute del pianeta e del genere umano. L’innalzamento del livello del mare, il cambio dei vettori delle principali malattie infettive, l’incremento delle ondate di calore e dei periodi di intensa siccità, la frequenza di alluvioni, l’aumento per numero e intensità delle tempeste e degli uragani sono solo alcune delle conseguenze registrate nel mondo.

Nessun Paese può sottrarsi rispetto all’impegno preso per invertire questa rotta.

L’Italia è da sempre all’avanguardia nello sviluppo tecnologico nel campo dell’energia alternativa, anche applicata al settore salute, ed ha giocato un ruolo chiave nella promozione della lotta ai cambiamenti climatici per proteggere il pianeta, e per proteggere la salute della popolazione globale. Vogliamo utilizzare l’esperienza nazionale per la promozione di energia pulita.                  Un esempio: “La scuola a pedali”, una sperimentazione attiva a Roma, che ha realizzato in una sala della scuola un’installazione di 18 postazioni a propulsione umana fra spin-bikes, manovelle e rulli liberi in grado di produrre energia elettrica mediante delle dinamo a cui sono collegati degli accumulatori di corrente elettrica. Gli studenti vengono motivati alla produzione con la registrazione su tessera elettronica personale dei watt orari prodotti che rappresentano dei “crediti energetici” che possono spendere in diversi modi. Questo permette di stimolare la consapevolezza dei propri consumi nei giovani studenti che saranno i consumatori del futuro e di partecipare in prima persona alla produzione di energia elettrica per la propria scuola.

Tecnologia, efficacia ed innovazione del SSN

La necessità di forti cambiamenti del nostro sistema sanitario nazionale è una delle nostre priorità sia in termini di efficacia, che di innovazione. La politica del solo risparmio, basata essenzialmente sui tagli lineari senza incidere sulle diseconomie vere, sulle sacche di ristagno, sulle rendite di posizione e senza un vero processo di ristrutturazione del nostro servizio sanitario nazionale, ha ottenuto in questi anni il solo risultato di una progressiva riduzione dei servizi e della sicurezza delle cure.

La questione non è solo ridurre la spesa, ma disegnare un SSN sostenibile attraverso un “ammodernamento” della rete sanitaria ospedaliera e territoriale, in virtù delle mutate necessità della popolazione. Bisogna intervenire istituendo servizi ambulatoriali di diagnosi e cura, riabilitativi, liberare i “Pronto Soccorso” ospedalieri dai codici bianchi e verdi, creare strutture intermedie per lungodegenti. Il nostro obiettivo è puntare sull’innovazione e modernizzazione del SSN in modo da renderlo più efficace, equo e sostenibile. Adozione di sistemi efficaci già presenti in alcune regioni (Emilia Romagna) per ridurre le liste di attesa.

 

Personale sanitario – Il cuore del SSN

Da troppo tempo le azioni del governo nazionale e dei governi regionali considerano le risorse umane del SSN un costo, da ridurre. È tempo che il personale sanitario torni ad essere valutato come la principale risorsa del SSN. Le professionalità e i percorsi di formazione degli uomini e delle donne che lavorano in sanità sono il vero potenziale economico della sanità italiana. La rivalutazione del potenziale umano della sanità italiana, auspicata da 10 Volte Meglio, non può prescindere dal riportare gli operatori della sanità al vertice delle strutture amministrative e decisionali che governano la distribuzione e la gestione delle risorse economiche in sanità. Persone estranee alle professioni sanitarie, nulla possono sapere circa le reali esigenze degli operatori sanitari e le regole di una sanità realmente capace di riconoscere i bisogni tanto degli operatori sanitari, quanto dei destinatari delle cure.

L’enorme sforzo di laureare ogni anno circa 10 mila nuovi medici s’infrange sull’incomprensibile diniego di dare a tutti uno sbocco lavorativo, limitando a solo poco più di 6.000 all’anno di essi la possibilità di proseguire il percorso formativo nelle scuole di specializzazione oppure nel triennio di formazione in medicina generale; così ogni anno si “producono” circa 4000 medici destinati o all’emigrazione o allo sfruttamento del lavoro sottopagato. E tutto questo a fronte della carenza di medici che ci attende da qui a pochi anni.

Azioni concrete: aumentare il numero dei posti in Scuola di Specialità e nella Formazione dei Medici di Medicina Generale così da assorbire la totalità dei neolaureati di ogni anno e contrastare la carenza di medici prossima ventura.  Individuare le professionalità, in stretta connessione con le nuove tecnologie ed i nuovi bisogni della popolazione, rimotivando gli operatori della sanità con incentivi economici per contrastare insoddisfazioni, inefficienze e opportunismi.

In definitiva, valorizzazione le competenze con incentivazioni alla carriera professionale del personale sanitario. Rinnovare i contratti di lavoro a livello nazionale e introdurre flessibilità dell’orario di lavoro che possa conciliare lavoro-famiglia. Creazione di un mercato del lavoro nella sanità, nazionale e internazionale, con stabilizzazione del precariato e inserimento dei giovani operatori sanitari.

 

Revisione del Titolo V

La riforma del Titolo V della Costituzione approvata nel 2001 ha dato vita a ventuno sistemi sanitari diversi, in territori con differente gettito fiscale, con differente capacità e appropriatezza di spesa, con differente organizzazione dei sistemi sanitari regionali e della loro risposta ai bisogni sanitari. Tutto questo ha determinato l’incapacità del sistema di assicurare in modo omogeneo i Lea, eludendo i principi di equità e universalità sui quali si fonda il SNN.

Azioni concrete: rivedere l’articolo 117 al fine di assegnare in maniera inequivocabile allo Stato il ruolo di tutela della salute assicurando una uniforme erogazione dei Lea in tutte le regioni e riallineando il SSN sui principi di equità e universalismo che lo contraddistinguono.

Finanziamento del SSN

Dal VII Rapporto RBM-Censis 2016 emerge che sprechi ed inefficienze (circa il 20% della spesa) sono dovuti a cattive gestioni, prestazioni inefficaci, frodi ed inappropriatezza completano questo quadro. Il SSN, organizzato come un quasi mercato, ossia come un mercato regolamentato, presenta una forte discrepanza a livello di spesa e di qualità dell’offerta in seno alle varie strutture e, soprattutto, tra le varie Regioni. L’aziendalizzazione ha fallito il suo obiettivo: la spesa sanitaria regionale ha continuato a crescere senza controllo, raggiungendo in alcune Regioni deficit elevati.

La modifica del Titolo V della Costituzione ha impedito allo Stato di intervenire attivamente nei processi di riorganizzazione delle strutture e dei servizi sanitari regionali necessari ad ottenere un riequilibrio della spesa, limitandosi a imporre aumenti di tasse, ticket e blocchi del turn-over che hanno aggravato la situazione.

Azioni concrete: aumento dell’investimento in sanità in accordo con gli standard europei. Revisione della gestione dei costi. Riconoscimento e sviluppo del ruolo imprenditoriale del SSN nella gestione della spesa sanitaria pubblica e privata. Potenziamento dei sistemi di controllo e di qualità sulla sanità pubblica e sulla sanità privata.

Unione Europea
L’Europa è uno spazio grande, complesso, vivissimo e in trasformazione. E’ stata concepita nel dopoguerra con la logica di voler superare i blocchi contrapposti, Dalla fine degli anni ‘70 è stata realizzata sul campo. E’, o almeno dovrebbe essere, la visione di un destino comune capace di superare gli individualismi di ciascun paese appartenente al continente Europa.
E’ un progetto ambizioso che però stenta a realizzarsi politicamente ed economicamente per mancanza di obiettivi comuni e identitari. Avrebbe dovuto integrare aziende, reti di comunicazione, contratti, moneta e cultura, difesa. Invece siamo ben lontani da questa logica comune:  si continua a lottare per le proprie egemonie  nazionali.

L’Europa dovrebbe essere la dimensione in grado di confrontarsi, con un’unica voce, con  USA, CINA, RUSSIA, INDIA e PAESI ARABI;  dovrebbe assorbire squilibri sociali, economici e anche culturali esistenti oggi in alcuni Paesi, alcuni dei quali morsi da una crisi economica con effetti devastanti. Invece interessi particolari di egemonia nazionale delle Nazioni più ricche annullano qualsiasi sforzo di ripresa dei Paesi più provati dalla crisi .

Deve essere indispensabile ripensare ad una nuova architettura di governance economica dell’Unione Europea, in grado di gestire, in comune, investimenti infrastrutturali  e debito. Ciò deve comportare una profonda revisione del Bilancio dell’Unione, della sua struttura e della sua funzione.

La nostra visione

A tal fine vorremmo che l’Italia sviluppasse una nuova visione-guida per l’Unione, abbandonando un ruolo subalterno e rivendicativo. Il Governo Italiano dovrebbe dedicare energie e competenze primarie alla politica europea, anche facendosi carico di sviluppare una nuova visione istituzionale e di tessere le alleanze necessarie a realizzarle. Bisognerà ridiscutere molti Trattati che hanno da tempo limitato la nostra legittima sovranità economica. Bloccare il tentativo di omologazione dei Paesi aderenti all’Unione Europea.

 

Sviluppo dei talenti e sistema formativo

Vogliamo inserire tra le priorità dell’Italia lo sviluppo delle competenze e dei talenti al fine di mantenere la competitività su scala europea, anche con la realizzazione dell’unificazione di un sistema universitario europeo e un sistema nuovo di istruzione delle scuole superiori basato su un modello comune di qualificazione.

Lo sviluppo delle competenze e dei talenti è un elemento fondamentale per tutte le Nazioni per mantenere la competitività e superare la crisi demografica ormai alle porte, determinata dalla riduzione numerica della popolazione o dalla sua ridotta capacità economica, per effetto di un’integrazione poco qualificata destinata a lavori “poveri” e scarsamente remunerati.

 

Gli italiani nella casa comune Europea

Vogliamo definire meccanismi che favoriscano integrazione e sinergie tra aziende italiane che vogliono espandersi in mercati esteri. Ristrutturare le istituzioni italiane all’estero in modo da realizzare una rete europea che consenta a tutti gli Italiani di sentirsi “a casa” in ogni territorio dell’Unione. Il lavoro da fare appare essere davvero tanto.

Occorre ripensare la struttura e l’organizzazione delle istituzioni esistenti, al fine di promuovere le identità e le professionalità degli italiani all’estero; supportarli nello sviluppo del loro percorso di vita e professionale e fornire loro strumenti concreti per rappresentare le loro esigenze, sia nel Paese in cui vivono, sia in Italia.

Dal concetto arcaico di “Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero”, si potrebbe passare a quello di “Banca Dati degli Italiani all’Estero” – nella quale chiunque, ad esempio con un’autocertificazione, possa inserire una serie di informazioni, mettersi a disposizione di altri Italiani, i quali, anche dall’Italia o da altre Nazioni, potrebbero così trovare facilmente persone competenti.

Un passo successivo sarebbe quello di dare un contributo alla costruzione della cittadinanza europea che diventerebbe un concetto legato alla partecipazione sociale e al territorio in cui si vive.

Fondi strutturali

Vogliamo definire chiare priorità per destinare i Fondi strutturali verso gli investimenti in infrastrutture. Soprattutto sviluppare le competenze per utilizzare al meglio i fondi strutturali destinati all’Italia.

I dibattiti, le notizie di stampa e anche molte azioni degli ultimi governi si sono concentrati sulla necessità di “non perdere e spendere” queste significative risorse, molto meno sull’analisi dei risultati. Che sono modesti in Italia in quanto il nostro Paese appare essere indietro nel settore della cosiddetta “Europrogettazione”. Possiamo dire che troppo poco si è fatto per sviluppare delle professionalità concrete dedicate a questa attività.

C’è ancora tantissima strada da fare (fatte salve alcune lodevoli eccezioni in alcune regioni Italiane, come Veneto ed Umbria). Una priorità del nostro programma è quindi quella di dare il maggior risalto possibile a queste competenze, iniziando col valorizzare quelle già presenti, per poi creare veri e propri corsi di specializzazione per attingere a quei fondi che paradossalmente sono già destinati al nostro Paese, ma che si fermano a Bruxelles.

Le debolezze strutturali del bilancio nazionale, destinate a rimanere tali almeno per alcuni decenni a causa del peso eccessivo del debito e di una curva demografica avversa, non permettono di trascurare somme così rilevanti e potenzialmente decisive per invertire la tendenza. La priorità italiana è lo sviluppo e la manutenzione delle infrastrutture (strade, ferrovie locali, reti idriche, reti telefoniche terrestri) che sono notevolmente degradati e in condizioni di pesante arretratezza in molte regioni.

L’Italia deve orientare la destinazione dei Fondi strutturali verso gli investimenti in infrastrutture, delineando anche forme di finanziamento in grado di attirare capitali privati. Governare efficacemente i fondi europei permetterebbe anche di accedere al mercato dei capitali con strumenti finanziari orientati ad investitori di lungo periodo. La seconda priorità è invece diretta agli interventi a favore di aree con “ritardo di sviluppo”.

Il Sud Italia può sviluppare e rafforzare un modello alternativo basato su turismo, agricoltura, produzione di energie rinnovabili, sviluppo di capitale culturale. Un modello di sostenibilità ambientale che promuova la cultura del “luogo ideale in cui vivere”. Perché questo modello si possa realizzare e sia sostenibile economicamente è necessario che da un lato le zone che lo applicano siano del tutto ripulite da ciò che è “brutto”, a partire dalla malavita, dall’inquinamento, dall’incuria, e che dall’altro gli abitanti si possano dedicare alla realizzazione e gestione di modelli diffusi di accoglienza, sviluppo culturale e naturale, parziale ri-conversione delle colture agricole, architettura bio-energetica. Le risorse dei Fondi Europei dovrebbero essere quindi indirizzate a operazioni di ricostruzione ambientale e sociale, affidando un ruolo decisivo all’imprenditoria sociale e alle organizzazioni del terzo settore.

 

Economia e Finanza

Vogliamo mantenere e rafforzare il ruolo indipendente della BCE nella politica monetaria dell’area Euro, nella crescita e nella vigilanza del sistema finanziario. In dettaglio, una BCE forte e autorevole è garanzia di stabilità e trasparenza del sistema finanziario che consente di ridurre i rischi sempre insiti in un modello economico globale che richiede enormi masse di liquidità in movimento per funzionare.

Il ruolo della BCE nella vigilanza delle grandi banche è necessario per scongiurare rischi sistemici e crisi di liquidità sul mercato interbancario, come avvenuto nel 2011.

La via intrapresa per la riduzione delle sofferenze, con la creazione di un mercato delle medesime, è centrale in questa strategia. La pulizia dei bilanci bancari deve inoltre affrontare anche il nodo del peso eccessivo degli asset illiquidi, a partire da quelli immobiliari. Questa deve essere la posizione dell’Italia, e non solo perché in grado di ribilanciare la percezione di forza / debolezza relativa delle banche italiane rispetto a quelle francesi e tedesche.

 

Sport

Vogliamo la creazione di campionati professionistici europei, al fine di favorire l’attrazione di risorse economiche importanti e di favorire l’integrazione. La creazione per le principali discipline di squadra, calcio escluso, di campionati professionistici europei consentirebbe di far affluire risorse economiche importanti e di favorire l’integrazione senza comprimere le identità.

 

Sistema di difesa

Vogliamo la costituzione di un sistema europeo di difesa militare. In dettaglio, consideriamo non più rinviabile la costituzione di un sistema di difesa militare europeo. Occorre superare gli ultimi residui retaggi di un dibattito pro o contro NATO, trasformando l’Alleanza Atlantica in un coordinamento bilaterale permanente di forze americane ed europee, queste ultime pienamente unificate integrando gli eserciti dei singoli Paesi. Tale scelta, ormai improcrastinabile per ragioni strategiche ed economiche, rafforzerebbe anche le Istituzioni dell’Unione: il Parlamento, dovrebbe essere chiamato ad autorizzare le missioni e la Commissione chiamata ad organizzare il vertice operativo della Difesa europea.

Diritto alla sicurezza
Dieci Volte Meglio ritiene che, ogni cittadino, ha il diritto di vivere una vita sicura in tutti i contesti sociali della sua manifestazione. Tutte le persone devono poter esprimere la propria personalità con la certezza che nulla e nessuno possa porre limiti con un semplice atto d’imperio. Per ripristinare la legalità, bisogna individuare e modificare tutti gli ambiti nei quali si rivela la perdita. Per questo, lungi da sensazionalismi e buonismi di bandiera, Dieci Volte Meglio si propone di intervenire per garantire che la reazione statale ad un atto illecito avvenga nei modi e nei tempi stabilito dalla legge.

Ripristino del disvalore penale
Per riprendere la Via delle Legge bisogna dover sanzionare tutte le condotte illecite per il solo fatto di aver colto un’opportunità contra legem in quanto l’animo umano capace di concepire un’azione delittuosa deve confrontarsi con la reazione sociale. In tale direzione, diventa impellente modificare alcuni decreti legislativi che hanno depenalizzato molti reati gravi, come i Dlgs n. 7 e n. 8 del 2016, che hanno causato non poche perplessità nella popolazione che invece chiede sicurezza e certezza della pena per tutti i reati.

Attuare la riforma della legittima difesa per ridare onore alla ratio normativa che, nella sua parte generale, istituisce le cause di giustificazione del reato tra i capisaldi del diritto penale. Dieci Volte Meglio vuole che i cittadini possano difendersi dalle violazioni illecite a danno della propria privata sfera giuridica. Il proprio domicilio, la propria attività commerciale, i propri beni, la propria incolumità e quella dei propri cari sono tutti diritti da difendere da criminali di varia natura.

Inoltre, Dieci Volte Meglio non vede alcuna manifestazione di Giustizia nella possibilità data ai malviventi di pretendere il ristoro per eventuali danni subiti durante la commissione del reato e, pertanto, intende introdurre il divieto di chiedere un risarcimento dei danni subiti se questi vengono cagionati durante l’esecuzione di un reato.

L’immigrazione transcontinentale
L’Immigrazione è un fenomeno in continua crescita. Grossi flussi di persone lasciano i propri Paesi, le proprie culture, usi e costumi per trasferirsi nel continente Europeo per guerre logoranti o per ragioni economiche ed ambientali. Le emergenze migratorie hanno visto, soltanto, l’Italia in prima linea, semplicemente, perché l’ospitalità è nella profonda cultura del popolo ma, negli ultimi anni, il flusso si è espanso tanto quanto la popolazione mondiale. Nel nostro Paese si è, poi, imposta la cattiva o illecita gestione del servizio pubblico all’uopo destinato, così, diffondendo miseria e alimentando degrado e violenza.

Dieci Volte Meglio si propone di arginare il fenomeno di massa non solo promuovendo accordi bilaterali con i Paesi coinvolti nel transito di persone extracomunitarie. A queste politiche, bisogna associare una cooperazione bilaterale esclusiva portando aiuti massicci alle popolazioni, specie dell’Africa, al fine di favorire, da un lato l’autodeterminazione locale e, dall’altro l’esportazione dei nostri prodotti e dei nostri servizi.

L’Europa, ad oggi, non ha risposto alle nostre richieste per collaborare al contrasto dell’immigrazione clandestina. Il contegno assunto dal consesso europeo, violando palesemente i principi fondativi dello stesso, consente all’Italia di rivedere tutti i Trattati fino, ad oggi, firmati ed osservati. Ritrattare le norme internazionali, che prescindono dal legislatore europeo, è il primo passo da compiere per ristabilire l’equilibrio geopolitico.

L’integrazione è la giusta soluzione al problema. Ogni Governo deve fissare un sistema annuale di quote di immigrazione regolare in proporzione alla richiesta di disponibilità di prima assunzione nel mercato del lavoro e con il rilascio di un permesso di soggiorno di breve periodo. Diventa, pertanto, necessario sia procedere all’espulsione di quei clandestini che si sono resi colpevoli di violazione di leggi dello Stato e sia non giustificare condotte, contrarie alle leggi o al buon costume, soltanto perché perpetrate in nome di una fede o di un interesse particolare.

Diritti e Tutela degli Animali
In completa sintonia con il programma di valorizzazione della natura e dell’ambiente 10 Volte Meglio è a favore della protezione degli animali ed è contro ogni forma di maltrattamento. Noi crediamo che gli animali siano esseri senzienti e debbano essere rispettati e tutelati da violenze e sfruttamento per cui riteniamo che ci debbano essere misure severe e certe per chi maltratta.

Animali e vegetali costituiscono un indispensabile equilibrio che è quello della biodiversità. Il mezzo fondamentale attraverso il quale tale delicata convivenza può risultare possibile (o impossibile) è l’uomo. Quest’ultimo, consapevole dei progressi scientifici, deve essere informato sui limiti da poter superare, affinché diventi il principale “custode” delle forme di vita esistenti. Oltre che per un discorso di etica ambientale, la protezione e il rispetto di esseri viventi diventa indispensabile per l’ecosistema, una catena perfetta, la quale, in assenza anche di un unico anello, si spezzerebbe. L’uomo stesso partecipa alla catena, di conseguenza avrà bisogno di tutti gli anelli per garantirsi una dignitosa qualità di vita. Lo dimostra il fatto che gli esseri umani, come ogni altro animale, compiono i loro processi metabolici, e vitali in generale, a partire dall’esistenza e dall’azione di terzi (nutrimento, respirazione, ecc.). Tali informazioni, unite al disagio provocato dall’inquinamento, dovrebbero sensibilizzare coloro i quali non prestano attenzione a tali aspetti.

Attraverso un’attenta analisi dei temi a livello nazionale, tenteremo di proporre un piano di azione concreto ed immediato per rallentare e bloccare tempestivamente questo processo di regresso e distruzione messo in atto dall’uomo. Con ciò non si intendiamo generalizzare, fortunatamente c’è ancora chi tutela il nostro ecosistema.

Le azioni concrete per favorire e garantire il rispetto per il mondo degli animali sono molteplici e si rivolgono all’intera popolazione. Dieci Volte Meglio intende:
·      insegnare nelle scuole, di primo e secondo grado, l’educazione ed il rispetto per gli animali;
·      aumentare quattro volte le pene per l’abbandono, lo sfruttamento, i maltrattamenti, le uccisioni e le importazioni illegali degli animali;
·      creare un corpo di polizia con l’unico obiettivo di tutelare degli animali con continui controlli sui canili;
·      lotta senza termini alle cause del randagismo;
·      introdurre l’adozione semi obbligatoria;
·      eliminare qualunque forma di macellazione abusiva con pene pecuniarie severe per chi trasgredisce nonché qualunque forma di macellazione rituale;