Pubblica amministrazione

Da trent’anni a questa parte si succedono, ad intervalli di quasi cinque anni, riforme delle Pubbliche Amministrazioni italiane.

10voltemeglio ritiene necessario dare puntuale esecuzione alle leggi vigenti, per poter obiettivamente stabilire che cosa vada effettivamente rivisto e che cosa no.

Tanto premesso veniamo ai punti nodali dell’argomento in questione:

  • è necessario che la valutazione del personale dipendente delle Pubbliche Amministrazioni avvenga in maniera puntuale ed oggettiva, in modo tale da riconoscere e premiare il merito per la quantità e la qualità del lavoro svolto;
  • le progressioni di carriera devono avvenire esclusivamente in base alle valutazioni di cui sopra e non mediante procedure abborracciate ed avulse dalla realtà lavorativa;
  • il reclutamento del personale pubblico deve avvenire mediante pubblico concorso, come previsto dalla Costituzione. Le prove selettive devono essere orientate ad accertare i requisiti tecnici necessari per poter svolgere le attività che l’ordinamento giuridico vigente imputa all’amministrazione che ha bandito il concorso;
  • per dare puntuale esecuzione a quanto previsto dal punto precedente, è necessario che le amministrazioni siano in grado di individuare le professionalità di cui hanno bisogno e conseguentemente di programmare le assunzioni, individuando i titoli di studio e le esperienze lavorative utili allo svolgimento delle attività di cui si è rilevata la carenza di personale;
  • i concorsi devono svolgersi in tempi ridotti e devono articolarsi in prove teoriche e pratiche, attinenti alle attività che gli assunti andranno a svolgere;
  • è necessario un rapporto più diretto fra Università e pubbliche Amministrazioni, sia per quanto riguarda le attività da svolgere, in modo da consentire al settore pubblico di usufruire del know how degli atenei, sia per quanto riguarda l’orientamento degli studenti al lavoro pubblico;
  • la Scuola Nazionale dell’Amministrazione (SNA) potrebbe svolgere il ruolo di trait d’union fra i due attori di cui al punto precedente. Infatti la SNA ha le risorse umane e tecniche per poter dar vita alle convenzioni necessarie fra Università e amministrazioni, in quanto a conoscenza delle problematiche del mondo pubblico ed in possesso di professionalità impegnate all’interno degli atenei;
  • le amministrazioni pubbliche hanno bisogno di continuare la cura dimagrante in atto e  di sopprimere i posti che non risultano essere più rispondenti alle esigenze; L’amministrazione deve essere innanzitutto in grado di organizzare le proprie strutture, rispettando i principi di efficienza ed efficacia, la cui attuazione richiede personale all’altezza del compito e non reclutato per meriti estranei alle capacità intellettuali;
  • occorre una diminuzione delle percentuali degli incarichi dirigenziali. Il 10% per i dirigenti di prima fascia e l’8% per i dirigenti di seconda fascia sono cifre troppo alte, in quanto consentono ai vertici politici di condizionare l’operato della dirigenza. A tal proposito è necessario attuare il principio della netta divisione fra chi è al vertice dell’amministrazione e chi presta professionalmente la propria attività lavorativa a favore della struttura pubblica. I compiti devono essere separati: da una parte chi programma, dall’altra chi porta ad esecuzione quanto programmato. Saranno le valutazioni periodiche a stabilire chi ha lavorato bene, senza influenze da parte di “uomini di fiducia”;
  • un ruolo fondamentale per poter portare avanti un programma del genere spetta alla formazione, che deve essere erogata in base alle esclusive esigenze del personale. Questo significa una programmazione puntuale e capillare, che sia in grado di individuare i punti deboli da rinsaldare, facendo ricorso a chi possiede le soluzioni del caso. Gli strumenti informatici offrono un formidabile ausilio;
  • la digitalizzazione delle Pubbliche Amministrazioni è divenuta un mantra. Purtroppo ognuno procede per conto proprio e le spese lievitano senza che si conseguano risultati pratici rilevanti;
  • lo smart working o lavoro agile rappresenta la nuova frontiera del pubblico impiego, in quanto consente di conseguire una pluralità di risultati positivi senza ricorrere a stravolgimenti epocali. Inizialmente sarebbe opportuno collocare in smart working il 50% del personale, al quale assegnare il materiale informatico necessario; ciò che conta di più è definire preventivamente gli obiettivi lavorativi. Quest’ultimo aspetto fa il paio con la valutazione di cui al primo punto e rappresenta l’altro tallone d’Achille delle Pubbliche Amministrazioni, che nella stragrande maggioranza non risultano essere in grado di programmare per tempo ed in maniera adeguata le proprie attività. Lo smart working sarà in grado di svolgere appieno il proprio compito solo se vi sarà una seria programmazione, accompagnata da un’adeguata formazione informatica del personale;
  • è infine fondamentale che le amministrazioni conoscano se stesse, siano cioè in grado di capire di che cosa hanno effettivamente bisogno per poter svolgere in maniera legittima ed efficace la propria attività.