10 Volte Meglio

Il Partito delle competenze
CHI SIAMO?

La ricerca della felicità

Noi crediamo che i Cittadini Italiani abbiano il diritto inviolabile di ricercare la propria felicità.
Non si tratta di un’enunciazione di principio ma di un elemento centrale della nostra azione e dei nostri valori: vogliamo, infatti, che il diritto alla ricerca della felicità sia la linea guida della politica e di uno Stato finalmente e realmente amico del popolo.

Il codice etico

Le donne e gli uomini che aderiscono a 10 Volte Meglio riconoscono nella Costituzione italiana la fonte primaria delle regole della comunità politica.

Chi siamo?

Dieci Volte Meglio è un partito che, credendo nella centralità dell’individuo, capitalizza le capacità umane e personali del singolo per implementarle ed accrescere le potenzialità dello stesso.

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Quante volte hai desiderato fare qualcosa di utile e di concreto per migliorare l’Italia e aiutarla a uscire dall’angolo, ma poi hai rinunciato perché non hai fiducia in una politica priva di visione e di progetti, che ha sprecato tutte le opportunità senza far crescere ed evolvere il nostro Paese?

10 volte meglio

il nostro programma politico

Ripensare la posizione dello Stato all’interno di un’economia globalizzata. È questa la sfida fondamentale che l’Italia deve affrontare. Purtroppo non si hanno gli strumenti e, ancor prima, le idee per far fronte alla tempesta in arrivo. I giovani, a migliaia, ogni anno lasciano il Paese e nessuno fa nulla se non registrare, malinconicamente, lo spopolamento della nazione. È come se un maleficio inibisse ogni iniziativa tesa a invertire il corso degli eventi. L’attuale classe dirigente sembra incapace di trovare soluzioni e si limita a rifare il make-up all’esistente che, a sua volta, è figlio di decenni di storia patria che non possono più essere modelli per i tempi moderni. Partiamo da una considerazione che può apparire ovvia: le svolte epocali della storia umana sono determinate da eventi economici. Da quasi trent’anni la globalizzazione ha investito gli Stati e tutto quello che essi rappresentano. È in funzione di questa realtà che la nostra classe di governo deve pianificare i propri interventi. È necessario rivedere la nostra Costituzione economica riconoscendo  più spazio alla concorrenza senza, però, ridurre lo Stato a mero regolatore e senza sacrificare i diritti delle persone al Moloch imperscrutabile che va sotto il nome di Maercato. Tutto ciò che è creazione umana deve essere governata dall’uomo, non da una mano invisibile, imprevedibile e capricciosa. Il compito di arginare i cosiddetti spiriti animali spetta allo Stato che, nel riconoscere la legittimità dell’iniziativa economica, deve tutelarne la corretta attuazione, evitando “straripamenti”. Lo Stato deve intervenire ove i mercati falliscano o non siano all’altezza del compito. La ricerca, ad esempio, alla base anche dellinnovazione, richiede investimenti cospicui, rischiosi e a lungo termine, e senza l’aiuto pubblico non ha futuro. È da qui che deve prendere le mosse la rinascita del nostro Paese. Ricerca significa cultura ed è quest’ultima il presupposto da cui ripartire. Che senso ha parlare di digitalizzazione senza conoscerne le potenzialità e gli effetti sul mondo del lavoro, seriamente minacciato dall’avanzare del processo tecnologico? Qual è la soluzione alle previsioni allarmanti sull’informatizzazione dilagante che sta mandando in soffitta buona parte delle attuali attività lavorative? Solo la ricerca può fornire una risposta adeguata. 

È necessario ripartire dalla Scuola dove meritocrazia e programmi più adeguati alla realtà consentirebbero di formare generazioni preparate ad affrontare il futuro. Le università non devono più essere degli “esamifici” preposti a laureare gli iscritti in serie. Gli atenei devono sviluppare la ricerca e interagire con le istituzioni e le realtà sociali al fine di stabilire un rapporto di alimentazione vicendevole, a tutto vantaggio della collettività. Il meridione d’Italia può risollevarsi solo attraverso un robusto investimento culturale diretto a rivitalizzare le attività speciali del sud. Non saranno gli stanziamenti a pioggia, spesso malamente impiegati, a risolvere l’annosa questione meridionale. 

Identico discorso vale per i patrimoni artistico e paesaggistico che rendono l’Italia unica nel mondo. Come si può pensare di fare dell’arte e della natura driver primari per la ripresa senza avere un progetto esteso di recupero di quella parte di patrimonio artistico abbandonato a se stesso?  E come si può pensare che il futuro dell’Italia risieda solo nelle grandi città e trascurare l’arteria pulsante che è stata ed è tuttora la provincia? Per anni l’urbanistica è stata latitante, si è costruito troppo e male e ora anche i cambiamenti climatici ci presentano il conto. Anche in questo caso le soluzioni andranno ricercate in ambito scientifico: le migliori pratiche esistenti dovranno essere adattate alle esigenze di una realtà idrogeologica compromessa. È necessario scrutinare anche alcune politiche europee che non hanno risposto al meglio, facendo salvo però il ruolo cardinale dell’Unione. Politiche dissennate, miopi e, a volte, criminali hanno fatto sì che ogni anno il bilancio previsionale dello Stato stanziasse quasi ottanta miliardi di euro per fronteggiare i soli interessi derivanti da quella montagna insormontabile che è il nostro debito pubblico. Come uscirne? È necessario intervenire, innanzitutto, su due aspetti: il sistema tributario e la pubblica amministrazione. Il primo è affetto da un’inarrestabile bulimia. L’effettivo peso del carico tributario pro capite è abbondantemente fuori misura e il rapporto sacrificio-beneficio, posto a base del prelievo fiscale, è sbilanciato a favore del primo. Le disposizioni legislative che regolano il prelievo tributario sono innumerevoli, scoordinate. Si avverte l’urgente necessità di  semplificare la legislazione fiscale: solo un quadro normativo chiaro e agile potrà consentire di far fronte al fenomeno dell’evasione, piaga endemica del nostro paese. Come tacere, inoltre, dei cosiddetti enti inutili, aggrappati a migliaia allo Stato, e delle società pubbliche il cui numero sfugge alle strutture preposte al controllo delle vicende erariali? L’ordine in questi settori comporterebbe un consistente risparmio strutturale di spesa. Occorrerebbe anche un’approfondita revisione del settore assistenziale, il cui peso si riverbera su quello previdenziale, incapace di assicurare pensioni dignitose a chi versa contributi per decenni. La tanto invocata separazione fra assistenza e previdenza consentirebbe, finalmente, di definire le problematiche che affliggono entrambe, e di recuperare in legittimità ed equità. L’altro settore sensibile è quello delle pubbliche amministrazioni. Tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi venticinque anni si sono fregiati di aver riformato la riforma precedente, senza peraltro cogliere le reali emergenze. Dotare le amministrazioni pubbliche di un valido sistema di valutazione del personale consentirebbe, finalmente, di ottenere l’efficacia e l’efficienza delle attività svolte. Incentivare il dipendente di un’amministrazione in base all’effettivo carico di lavoro prestato consentirebbe di assestare un colpo ferale alla burocrazia. Il sistema non ha bisogno di ulteriori leggi quanto piuttosto di un robusto programma informatico diretto sia a semplificare il lavoro dei dipendenti pubblici sia il rapporto fra questi ultimi e i cittadini, che non possono tollerare discriminazioni di trattamento in funzione della collocazione geografica. Il federalismo in Italia assume spesso una tendenza originale e diviene l’occasione per coltivare sogni secessionisti in luogo di impegni diretti a migliorare le condizioni di tutti i cittadini. Alle regioni andrebbe demandato uno sforzo maggiore nella  promozione di incentivi territoriali che siano in grado di sviluppare o attivare, dove assenti, programmi diretti ad introdurre la green economy. La quale non ha bisogno di cospicui investimenti ma di un’attenta pianificazione del riciclo dei rifiuti, che rappresentano un’occasione formidabile per ridare fiato all’economia e recuperare la salubrità ambientale. È proprio dall’ambiente, che coinvolge direttamente la salute delle persone, e dalla cultura che deve ripartire il nostro Paese. Lo Stato svolga il ruolo di attento e discreto volano delle attività dei singoli, ai quali venga assicurata una giustizia equa e rapida, amministrata da una magistratura veramente indipendente. Il nostro dovrà essere un Paese dove l’essere umano è posto al centro del mondo senza distinzione di sesso, di religione, di lingua, di razza. L’Italia è da sempre un crocevia di culture, di stili di vita e di lingue, per cui facciamo sì che a nessuno venga sbattuta la porta in faccia. Costruiamo insieme un’Italia 10 volte meglio. 

Calendario

Giornate mondiali

24 Gennaio

Giornata Internazionale dell’Educazione

27 Gennaio

Giornata Internazionale di Commemorazione in Memoria delle Vittime dell’Olocausto

4 Febbraio

Giornata Mondiale contro il Cancro